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ROMEO Y JULIETA ESCUDOS

La Marcia Imperiale della colonna sonora del film Star Wars mi coglie all’improvviso. Qualcuno mi sta chiamando sul cellulare. Rispondo. Un signorina tedesca, che parla perfettamente italiano, dice che sta organizzando una cena  per i suoi clienti arabi in visita a Roma e che per l’occasione sta cercando un esperto in sigari cubani. Mi chiede se sono disponibile. Lo sono.
Prendo accordi sulla data, su come si svilupperà la serata  e chiudo il telefono.
Due settimane dopo, alle ventidue circa, arrivo a Villa Aurelia, luogo dove si sta svolgendo la cena di gala.
Parcheggio accanto al cancello della villa e subito una guardia privata mi dice che non posso sostare.
Guardo bene intorno e non vedo segnali di divieto di sosta,quindi rispondo che da li non mi muovo.
La guardia privata, facendo assumere al volto un’espressione degna del  Ridge Forrester dei tempi migliori, mi ripete che devo muovermi da li. Rispondo col  sorriso ebete delle grandi occasioni, che non ne vedo il motivo, considerato anche il fatto che la zona limitrofa è piena di auto blu parcheggiate in doppia e terza fila.
Lui candidamente, mi dice che sono le auto della sicurezza. Ed io gli rispondo che sono un ospite della serata, quindi come  tale avrei più diritto di loro di stare parcheggiato in quel posto.
Poi rifletto con calma. Ho indossato il vestito bello della domenica, sono dieci anni che ho smesso di fare karate, la guardia giurata è il doppio di me. Con la diplomazia che mi contraddistingue, gli dico che per stavolta sposto la macchina.
Dopo dieci minuti sono al cancello dove trovo la stessa guardia giurata che mi fa i salamelecchi e mi mostra la strada per raggiungere gli invitati.
Incontro la signorina tedesca che mi mostra lo humidor pieno di sigari. Mi comunica che dovrò stare li, al suo fianco (a quello dello humidor no a quello della signorina, si intende) e rispondere alle domande che gli invitati arabi mi faranno in lingua inglese, sui sigari cubani. Non chiedo di meglio, le dico.
Apro lo humidor e vedo che la signorina non ha seguito le mie istruzioni; i sigari sono un po’ secchi. Chiedo ad un cameriere un bicchiere di acqua e lui risponde liscia o gassata. Di rubinetto, è per i sigari replico.
Lui mi guarda come se avesse visto Darth Vader (il cavaliere nero di Star Wars) vestito da ballerina classica e mi porge il bicchiere.
Versata l’acqua nell’umidificatore, mi sento sollevato. Finalmente mi guardo intorno. La villa è fantastica e il salone dove siamo è stato addobbato come una tenda araba. No che io sia stato mai ospite in una tenda nel bel mezzo del deserto, però gli ornamenti che hanno messo mi danno proprio quell’impressione.
Il pavimento è coperto da tappeti enormi e coloratissimi. Tavolini bassi circondati da sedie e cuscini. Pesanti tende calano morbide dal soffitto.
Un nugolo di invitati mi viene incontro. Si è aperta la caccia all’infedele, penso preoccupato. Poi ricordo che mi trovo a cinquanta centimetri dalla scatola che contiene i preziosi sigari, e mi tranquillizzo.
La scatola contiene un bel assortimento di puros; si va dal Partagas serie D n.4, al Montecristo n.2, Cohiba Robusto, Romeo Y Julieta Churchills. I Cohiba vanno a ruba. Il richiamo del nome è sempre forte.
In un quarto d’ora, dei centocinquanta sigari iniziali ne sono rimasti dodici. Guardo con curiosità i fumatori.
Osservo come tagliano il sigaro e come lo accendono. Anche come lo tengono in mano. Su un centinaio di persone, solo tre sono da ritenersi fumatori esperti. Gli altri lo stanno facendo per darsi delle arie. Non sanno che sacrilegio stanno facendo e soprattutto non sanno cosa si perdono.
La situazione si è stabilizzata. Ogni invitato ha un avana acceso in mano. Bene.
Ora è tempo di dar fuoco al mio. Chiedo prima al cameriere di versarmi del rhum. Adesso si che ragioniamo, dice il suo viso.
Romeo_Julieta_Escudos.jpegPrendo dalla tasca interna del vestito la mia purera (portasigari) ed estraggo un magnifico Romeo Y Julieta Escudos, edizione limitata per il 2007. Da un punta di visto estetico è superbo. E’ un gordito di vitola, cioè presenta un cepo di 50 per 141 mm di lunghezza. Un robusto più lungo. Ha la classica foglia scura, madura che fa brillare le due anillas.
Lo accendo con calma e mi sento gli occhi addosso. Sto usando il mio Extend con la sua caratteristica fiamma e impiego un po’ ad accenderlo correttamente. Fatto. Boccate ricche pervadono la mia gola e da subito sento una nota di cioccolata che non è tipica della marca Romeo Y Julieta. Cosi come non è tipica la forza che esprime.
Vagamente mi ricorda la Petit Piramide, un’altra edizione limitata, sempre della stessa marca, uscita anni fa.
Uno dei tre fumatori esperti della serata si avvicina cautamente. Gli faccio un sorriso e lui si presenta. Il nome ahimè non lo ricordo. Sono una frana nel ricordare nomi italiani, figuriamoci quelli arabi. Parliamo un po’ e vengo a sapere che il mio interlocutore ha viaggiato molto per lavoro. Ultimamente è di stanza in India. Conosce molto bene gli avana. I suoi preferiti sono Cohiba Siglo VI e Montecristo Edmundo. Sigari lunghi, soprattutto panciuti, proprio come lui. Mi chiede cosa sto fumando. Glielo dico e gli racconto le mie sensazioni. Si mostra interessato anche se ha delle remore nei confronti di Romeo Y Julieta, li trova leggerini dice.
belly_dancerMentre parliamo, una tipica musica araba pervade il salone. Gli invitati, per la maggior parte uomini, iniziano a battere le mani a tempo di musica. L’atmosfera si scalda e l’eccitazione sale. Qualcuno grida dall’euforia.
Due danzatrici del ventre entrano nel salone. Lo spettacolo si fa interessante. Con una punta di dispiacere noto che tutto il mondo è paese. Cosi come  noi italiani ci scaldiamo per le veline, gli arabi si scaldano per le danzatrici del ventre. E hanno ragione. Le due ballerine sono giovani e belle e hanno sfatato il clicchè delle danzatrici corpulente come il Siglo VI. Anche il mio simpatico interlocutore  si lascia catturare dai movimenti felini delle ragazze ed io ne approfitto per uscire in terrazza e rimanere da solo col mio buon sigaro. Ottima combustione.
Mi guardo intorno e vedo che oltre me, c’è un altro evaso alla danza  che sta blaterando al cellulare. Appena si accorge della mia presenza, mi gira le spalle. Gliene sono grato. Da una porta finestra, osservo la danza. E’ molto bella,si vede che ha alle spalle anni di tradizione. Gli occhi dei signori presenti sono felici e ritengo non solo per la bellezza della ragazze. I movimenti delle danzatrici, la musica che suona, li fa sentire a casa, anche se sono dall’altra parte del mondo. Associo questo pensiero al mio Escudo e anche i miei occhi si fanno felici. Fumare un puro mi da la sensazione di essere a L’Avana, e senza togliere nulla a Roma, mi fa sentire un po’ a casa.

Massimo Busciolano
Fincato-La Casa del Habano

Via Colonna Antonina, 34

00186 Roma

tel.:066785508

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Due ospiti imponenti…

Organizzazione perfetta. Location un suntuoso patio in riva al mare, un grill pronto ad arrostire eccellenti tagli di carne, gli invitati tutti eleganti. Tra gli ospiti anche due nuovi puros imponenti. L’evento il compleanno di Vincenzo.

I due ospiti imponenti sono stati  due Montecristo Open Eagle. Tutto ha inizio dopo una ricca cena a base di carne e di un ottimo vino rosso. Apro la scatola ed estraggo i due sigari. Qualche giorno prima avevo pensato che il compleanno del mio migliore amico sarebbe stato l’occasione giusta per provare questo habano, nuovo entrato nel listino dei puros cubani importati in Italia.

EagleDimensioni notevoli e cepo importante: (vitola geniales) con una lunghezza di 150 mm, Cepo 54. Costruzione ineccepibile, fascia colorado stesa ad arte,  forte e di impatto la profumazione a crudo, che ricorda il cioccolato amaro,doppia anillas.
Il sigaro, nonostante giovane, si presenta pronto per essere fumato, sicuramente consigliabile, però, affinarlo in humidor per ottenere la giusta scomposizione degli aromi.

Per un sigaro così giovane ci aspettavamo una partenza potente, ma così non è stato. Dopo pochi puff si percepiva un aroma di media intensità con sentori di  cedro, gentile e cremoso. Non abbiamo riconosciuto, sia io che Vincenzo, cambiamenti importanti tra il primo ed il secondo terzo. Verso la fine della fumata il sigaro aumenta la sua forza senza mai diventare prepotente, e prevale un aroma di tipo legnoso. Forse ci aspettavamo una miscela con un’ evoluzione più complessa da un sigaro così “imponente”, ma sicuramente abbiamo apprezzato la “semplicità”, la discrezione  e la perfezione manifatturiera di questo sigaro che ci ricorda i campi da golf (vedi Golf and Cigars).

I migliori auguri per un futuro luminoso, trapunto di stelle, in un oceano di serenità caro amico mio.

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La borsa di Mary Poppins

Mi trovo a scrivere della borsa di Mary Poppins dopo aver fatto ieri una pessima figura con Massimo Busciolano del negozio Fincato di Roma. Ora preciserò meglio. Ero preoccupato di dover acquistare alcuni sigari e sono andato da Massimo che dopo avermi ospitato magnificamente all’interno del fornitissimo walking humidor della Casa dell’Habano di Roma e aver dato il benvenuto al “Professore” nel suo salotto d’elite mi congedava augurandomi buone vacanze ed un Buon Ferragosto. mary_poppinsPochi passi e penso, un mese nella casa del mare, la mia cueva (vedi articolo precedente) in perfetto equilibrio di temperatura ed umidità ma nel mio studio di Roma, cosa fare? Fidarsi delle pratiche bustine di nylon fornite dal negozio che normalmente cullano i puros che acquisto dal negozio al mio studio. Massimo mi guarda e sarcasticamente mi dice che tra siti internet, degustazioni e cultura del sigaro a volte ci si perde in un bicchier d’acqua…apre il cassetto ed estrae la Humi-Pouch®. Un sacchetto delle meraviglie che può contenere le scatole appena acquistate e che…meraviglia tecnologica può conservare i miei sigari in modo naturale al giusto tasso di umidità per circa tre mesi, senza alcuna manutenzione.

La Altura, Inc. ha sviluppato e brevettato un sistema evoluto di conservazione del tabacco che è portatile e senza manutenzione. humi pouchCome sappiamo, ma per alcuni novizi, come dicevano i latini (e non i cubani questa volta) repetita iuvant, il tabacco, per sua natura richiede una giusta umidificazione al fine di mantenere freschezza e sapore. Il tabacco ha anche bisogno di “respirare” correttamente e inoltre tollera solamente  cambiamenti lenti delle condizioni ambientali. L’Humi-Pouch® consente al tabacco di respirare (attraverso delle membrane di materiale semipermeabile), di rimanere per lungo tempo (circa tre mesi) in un ambiente con il giusto tasso di umidità e lo protegge inoltre da repentini cambiamenti del microambiente interno. Tutto questo grazie ad un sofisticato sistema brevettato.

Cosa dire? Sto guardando con aria soddisfatta la mia borsa di Mary Poppins sul tavolino della casa al mare e mi viene da pensare al motivo del film…”basta un poco di zucchero e la pillola va giù…ops…forse in questo caso sarebbe meglio dire basta un buon habano e la pillola va giù…la pillola va giù”

“Il valore della vita non sta nella lunghezza dei suoi giorni, ma nell’uso che se ne fa: si può vivere molto a lungo, ma molto poco.”(Micheal De Montaigne)

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Serata Cohiba Sublimes Extra 2008: Roma ospita una star

Il Cigar Club 06 il 28 Luglio 2009 è lieto di ospitare a cena la star dei sigari Cubani…COHIBA!!cohibabook2008
Conservati in una splendida, rarissima e costosissima confezione,  20 COHIBA SUBLIMES EXTRA 2008 COLLECTION BOOK saranno messi a disposizione per altrettanti fortunati.
Non perdetevi questo fenomenale best seller!!!!

Roma, Grand Hotel Savoy ore 20.45
Menù di pesce
~*~
Penne Mediterranee rivisitate dallo Chef con Calamari e
Pesto di Basilico Ligure
~*~
Gran Filetto di Orata in Crosta di Zucchine con Patate al
Rosmarino
~*~
Dolce Fregolotta
~*~
Caffè
~*~

Costo della serata compreso il Sigaro
100€ per i Soci
120€ per i non Soci
(quindi associatevi in massa!!!)
Prenotazione obbligatoria entro il 26/07/2009
Info e prenotazioni:
Sede Club 06 Viale Giulio Cesare 181
Tel. 06 39737134
info@cigarclub06.it

Bonifico Bancario IT14d0558403225000000002048 intestato a
Cigar Club 06
Effettuato il bonifico inviare mail per comunicare
l`avvenuto pagamento

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ROMEO Y JULIETA CAZADORES

Abbiamo già parlato in passato di questo puro un pò burbero di Romeo y Julieta, ma affascinati da questo racconto dell’amico Massimo abbiamo deciso di riproporlo. Anche perchè con il caldo di questi giorni, ritornare con la mente ad un’atmosfera natalizia ci consola in qualche modo.

Le festività natalizie sono appena passate ed Elena è tutta presa dal disfare l’albero di natale. E’ domenica mattina. Ho dormito sereno. Mi sono svegliato di ottimo umore, ma di mettermi ad armeggiare con l’albero di natale non se ne parla nemmeno.

Cosi mi offro volontario per andare a cambiare i regali che sono stati comprati senza accendere il cervello…come si può regalare un pullover extra large ad uno che porta la media?!?!?Anche ad Elena sono stati regalati indumenti fuori misura. Prendo tutto ed esco di casa. Rientro, ho dimenticato il sigaro. Quale migliore occasione per fumare?!? Sono solo ed ho del tempo a disposizione. Mi serve un amico che mi faccia compagnia.

cazadoresVado verso l’humidor e lo apro. Accidenti,i miei amici si sono fumati tutti i sigari piccoli e “leggeri”. L’unica scelta che mi rimane è un Cazadores di Romeo Y Julieta. Sigaro di tutto rispetto per carità, ma non adatto alle 11,30 di mattina. E’ ritenuto il sigaro più forte tra quelli cubani.  A vederlo sembra un sigaro tranquillo, col suo cepo di 43 ed il suo largo di cm.162. Rifletto un attimo. Elena ne avrà per un po’. Ma si, proviamo la mia virilità. Lo prendo, lo taglio con un colpo deciso della ghigliottina e lo metto tra i denti. Saluto Elena con un suono gutturale ed esco di casa.

Entro in auto ed accendo il Cazadores. Però che buon odore sprigiona. La forza del suo fumo invade la bocca. Accendo il motore. Il rombo si associa bene col sapore del sigaro. Mi metto in marcia. Imbocco il raccordo anulare e mi stabilizzo sugli 80 km orari. Apro leggermente il finestrino in modo da far circolare il fumo. Guido e fumo con tranquillità. havana-varaderoIl raccordo anulare si è trasformato nella strada che porta da l’Avana a Varadero. Con tanta,troppa fantasia, vedo l’oceano alla mia sinistra mentre sulla destra la campagna cubana si confonde con le colline verdi. Sapevo che il Cazadores era un sigaro forte ma che avesse queste proprietà….un lampo improvviso,seguito immediatamente da un tuono fragoroso mi riporta sul Raccordo Anulare. Una pioggia torrenziale scende violenta. Chiudo la fessura del finestrino e mi dico che era tutto troppo bello per durare. Guido ad intuito. La pioggia mi ostacola la vista. Per fortuna sono quasi arrivato al centro commerciale, meta del mio peregrinare. Trovo parcheggio ma la pioggia non smette, anzi.

La mia auto sta diventando una camera a gas. Devo prendere coraggio e scendere dalla macchina. Non sono attrezzato per la pioggia. Ho solo un giubbotto di pelle e un cappello da baseball con la scritta Cuba, strano eh?!?

Infilo  giubbotto e cappello e scendo dall’auto col sigaro tra i denti. Mi guardo intorno ma non vedo balconi che possano ripararmi. In fondo alla strada vedo una cupola trasparente dove sotto sono parcheggiati i carrelli del centro commerciale. Non trovo un posto migliore. A passo veloce mi dirigo verso la cupola, cercando di non fare inzuppare il Cazadores. Arrivo al mio rifugio e do una ricca boccata al sigaro. Con soddisfazione noto che mi risponde con un’ottima combustione e che la pioggia non lo ha danneggiato. In compenso però ho i jeans bagnati fino al ginocchio. Non importa. Il sigaro brucia. Alzo gli occhi al cielo e le nubi sono sempre più cariche di acqua. Almeno il riparo è ottimale. Il Cazadores mi fa compagnia anzi sembra quasi che mi aiuti a sopportare l’umidità e il freddo. Noto infatti che non mi da fastidio la sua forza. Non mi indebolisce. E ho nello stomaco solamente la colazione. Tutti i miei amici aficionados sanno che suggerisco di fumarlo dopo pranzo, ideale se si è mangiato carne e salsicce piccanti alla brace, accompagnate da un ottimo vino rosso. Il suo sapore forte e deciso si abbina bene con queste cibarie.

Mentre rifletto su queste considerazioni, un altro disperato arriva come un razzo nel mio rifugio. E’ più zuppo di me. Ha venti anni meno di me. Si illude di togliersi un po’ d’acqua di dosso dandosi delle sonore pacche sulle spalle e sul busto. Dalla tasca posteriore dei jeans tira fuori un pacchetto morbido di sigarette. Ne estrae una storta e se la infila in bocca. Mi chiede del fuoco. Tiro fuori l’accendino con fiamma jet flame e gli accendo la sigaretta. WAOH, è il suo commento. Mi ringrazia e fumiamo silenziosamente.

Lo guardo fumare. Ha l’aria da bullo di periferia ma fuma perché gli piace, non perché deve atteggiarsi a MarlonBrando, anche perché dubito che sappia chi sia stato.

Siamo qui. Sotto una stupida cupola di vetro, circondati da carrelli per la spesa. Fumiamo in silenzio. Non ci disturbiamo. Penso che non si sta cosi male. Certo potessi bere un caffè potrei dire di essere quasi in Paradiso.

Con un gesto rapido getta la sigaretta. Mi saluta e scappa per raggiungere gli amici che lo stanno aspettando all’ingresso del centro commerciale.

Aspetto ancora un po’. La pioggia sta rallentando e tra poco finirà, cosi come il sigaro. Ecco ha smesso. Camminando piano vado verso l’entrata. Do delle boccate mirate al Cazadores in modo che possa accompagnarmi fino alla mia destinazione. Fumo e cammino pensando che questo aneddoto possa essere il mio prossimo racconto per Smoking.

Sono arrivato all’ingresso. Adagio il sigaro su un portacenere a forma di fungo posto al lato dell’entrata. Entro e faccio le mie commissioni.

Massimo Busciolano
Fincato-La Casa del Habano-Roma

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Michael Jackson…i saponi al mercurio e i sigari cubani

Ieri si sono celebrati i funerali di una delle icone della musica pop del nostro secolo. Ma cosa c’entrano i saponi al mercurio e i sigari cubani con lui? Ora ve lo spiego. Come si può apprendere da una recente intervista rilasciata a “Repubblica”, Arnold Klein dermatologo nel 1984 per primo diagnosticò a Michael Jackson la vitiligine. Klein racconta: « Io sono stato il primo a diagnosticarla e l’ho aiutato nel processo di sbiancamento della pelle, necessario per renderla più omogenea, senza chiazze». La vitiligine (“leukoderma”) è dovuta alla distruzione, per cause non note, di particolari cellule che hanno il compito di produrre la sostanza scura, michael jackson chiamata melanina, che colora la pelle. Caratterizzata da chiazze color bianco-latte prive di melanina, la vitiligine colpisce donne e uomini senza distinzione di razza, nazionalità e origine, non è dolorosa e nemmeno contagiosa. Svelato il mistero, da medico accetto la spiegazione, ma allora perché ora che il velo è caduto scopriamo che i tre figli di Michael Jackson sono bianchi, anzi bianchissimi. Questa volta la vitiligine non c’entra e neanche i farmaci. E’ un problema genetico e i geni, non mentono. Il colore nero di solito prevale. Nascono figli caffelatte,  belli, come accade quando si mischiano le razze. Più chiari o più scuri, ma bianchi quasi mai. Uno su un milione può darsi. Tre su tre è impossibile. Lo hanno definito l’Obama del pop. Ma Obama è sempre stato fiero del colore della sua pelle e di quel padre africano con cui in realtà non ha mai vissuto. Ha studiato e ha vissuto da bianco, ma ha sposato una donna nera, Michelle, e nere sono le sue due figlie. Michael invece per tutta la vita ha cercato di fuggire dal colore della pelle, che lo faceva sentire diverso. E che lo ha spinto a desiderare per i suoi figli un colore diverso da quello determinato dal suo DNA. Quei tre ragazzini non possono essere biologicamente suoi.

A noi fumatori di puros, bianchi, neri, gialli, rossi tutto ciò dispiace. Ci rammarichiamo innanzitutto per la morte di un uomo sicuramente buono e generoso e forse troppe volte calunniato, un grande artista. Ma ci rammarichiamo ancora di più perché non vogliamo credere che il colore della pelle possa condurre ad un’ossessione così grande. La variabilità e la diversità creano bellezza. E’ così per i figli di razze miste. E’ così in ultimo anche per i nostri sigari ognuno diverso dall’altro, dal colorado claro al colorado maduro.

A Cuba c’è un proverbio molto diffuso che dice “Quien no tiene de congo, tiene de carabalí“. Ossia, non c’è nessuno sull’Isola che possa escludere di avere nelle proprie vene almeno una goccia di sangue africano, una schiavigoccia di sangue nero e schiavo. “Congo” e “Carabalí” erano i due gruppi etnici,fra i molti trasportati dalle navi negriere, con la pelle più scura, e dunque considerati ancora più “inferiori”, praticamente “subumani” dai padroni creoli e spagnoli. Schiavi africani che vennero portati nell’isola per incrementare lo sviluppo della coltivazione della canna da zucchero e del tabacco. Io credo che non si possa capire la Cuba di oggi, la sua forza e resistenza davanti alle difficoltà, il suo desiderio estremo di libertà e indipendenza  se non si considera che i suoi abitanti hanno ancora un ricordo vivissimo della schiavitù e degli sforzi che i loro nonni e bisnonni hanno affrontato per eliminarla. Noi fumatori di puros liberi e cittadini del mondo dobbiamo imparare a rispettare il colore della pelle e la memoria di questi uomini che tanto hanno contribuito alla nascita dei sigari che oggi fumiamo ancora nei momenti di relax.

Mi è sembrato pertanto opportuno, in questo momento particolare, dare eco ad un allarme lanciato da anni da una collega , un medico italiano, impegnata da più di quindici anni in Congo, Chiara Castellani. Lo chiamano “sapone antisettico” ma sottovoce nel nome commerciale “extra-clair” si sottolinea che schiarisce la pelle. Ancora più sottovoce si sottolinea l’ipotesi che la pelle bianca sarebbe molto più bella che la pelle nera, che le donne e gli uomini bianchi sono più belli degli uomini neri. E così il sapone antisettico al mercurio “made in Suisse” finisce in Africa dove è probabile che nessuno noterà o diagnosticherà mai i suoi effetti mortali. Il primo aspetto criminale è la tossicità neurologica del mercurio e di conseguenza del prodotto a base di mercurio, che proprio per questo è stato proibito in Europa. Ci chiediamo come in Svizzera (e pare non solo in Svizzera, ma anche in Inghilterra) si continui a produrlo ed ad esportarlo in Africa. Come se gli africani fossero indenni da questa tossicità. Infatti sulla scatola c’è scritto anche “poison contient 2% mercure iodide“, ma a Kimbau molti sono analfabeti. Il mercurio è un potente antisettico. Il mercurio è un metallo altamente tossico per l’uomo. L’esposizione al mercurio ha sintomi variabili ma sempre estremamente preoccupanti. Affaticamento, disturbi dell’alimentazione, insonnia,  depressione, alterazioni della personalità, danni renali, dermatite e caduta dei capelli, alterazione delle percezioni sensoriali sono solo alcuni dei sintomi che può ingenerare l’esposizione al mercurio.

Malattia di Minamata

Malattia di Minamata

Un esempio dei sintomi da intossicazione acuta di mercurio li troviamo nella malattia di Minamata. E’ una sindrome neurologica i cui sintomi includono atassia, parestesie alle mani e ai piedi, generale debolezza dei muscoli, indebolimento del campo visivo, danni all’udito e difficoltà nell’articolare le parole. La malattia di Minamata è stata scoperta per la prima volta a Minamata, città della Prefettura di Kumamoto in Giappone, nel 1956. Fu causata dal rilascio di metilmercurio nelle acque reflue dell’industria chimica Chisso Corporation, che perdurò dal 1932 al 1968. Questo composto chimico altamente tossico si accumulò nei molluschi, nei crostacei e nei pesci della baia di Minamata e del mare di Shiranui, entrando nella catena alimentare e causando così l’avvelenamento da mercurio degli abitanti del luogo.

A contatto con la pelle il mercurio uccide i melanociti, a loro volta produttori della melanina. L’effetto di ciò è un temporaneo provvisorio ed illusorio schiarirsi della pelle che è solo l’aspetto a più breve tempo di comparsa, nel lungo elenco da cui siamo partiti. Su questa folle idea che il bianco della pelle sia in qualche modo da preferire agli altri colori si gioca l’immagine di questo prodotto.

“Nero è il velluto del cielo a mezzanotte, nero è così bello da farti piangere. Nero è petrolio, nero è carbone, nero è terra, nero è anima, nero siamo tu ed io, nero è bello, non vedi! Nero è un onice luccicante, nero è una pantera nella notte della giungla, nero è un profondo sentire, può farti ridere o piangere. Nero è mistero, nero è bello, non vedi? Non vedi? Nero è il dolore di gente in lutto, nero è il sogno di una terra promessa. Piccolo, non piangere, tu sarai libero prima di morire. Senti, piccolo, nero è bello, non vedi? Non vedi?” (Charles Wood)

Contribuiamo durante le nostre degustazioni a dare divulgazione alla campagna di Chiara diciamo ad alta voce “Ndombe kele kitoko” (nero è bello).

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CIGARS AND……GOLF

Conoscete uno sport in cui è possibile godere degli aromi e del gusto unico di un buon Cohiba nel pieno dell’ “attività motoria” senza intaccare la qualità delle proprie prestazioni?

campo da golfIo sinceramente no! Oh pardon, mi correggo, non ne conosco nessuno, se si esclude quello che io considero un gioco, forse il più bel gioco che sia mai stato inventato: il golf.

Mi presento: mi chiamo Francesco e ho 32 anni e, oltre ad essere un modesto (ma in ascesa) giocatore di golf, sono un discreto amante di sigari, passione naturalmente trasmessa e, quando possibile, condivisa con i miei cari amici Paolo e Vincenzo che di golf invece, mio malgrado, non ne masticano proprio….

L’esperienza che mi ha spinto a scrivere queste poche righe deriva dal fatto, provato sui green e i fairways di numerosi circoli romani, che una buona fumata, aiuta a trovare la giusta concentrazione.

E questo sia che ci si trovi alla fine di una buca, prima di passare alla successiva, sia di fronte ad un putt impegnativo, in cui mantenere i nervi saldi è assolutamente fondamentale.

jimenezIl giudizio positivo sulla bontà di tale abitudine trova credito dal fatto che nel golf, sin dai suoi  albori  sui verdi prati scozzesi di St Andrews, la “spunta” sempre il giocatore più coraggioso, il più concentrato, il più impassibile, insomma il più “mentalmente rilassato”.

E già!!, qui la forza fisica e la potenza muscolare servono a poco se, come spesso ai dilettanti capita, non si mantiene il giusto autocontrollo, determinante  per abbassare lo score in campo ed il proprio handicap di gioco.

Ahimè, ho scoperto tutto questo poche settimane fa in prossimità di una gara match- play ( uno contro uno), quando, preparata la sacca dopo aver scelto con cura le palline il guanto e naturalmente un buon maduro da fumare in tutto relax a fine gara, ho incontrato il mio avversario….

A dire il vero, almeno dall’aspetto, non sembrava essere un osso durissimo: avanti con l’età, un po’ gobbo, non molto potente  ed estremamente silenzioso (ma forse questa è una qualità).

Sin dai primi colpi una cosa era lampante: il mio avversario non riusciva proprio a staccarsi dal proprio Cohiba robusto che, nelle brevi pause di gioco, non esitava a fumare con lo stesso relax di una bella fumata tra amici al termine di una cena gustosa.

us-open-golf-2009La cosa mi ha, non solo colpito, ma quanto mai innervosito, dal momento che mentre i miei colpi terminavano sistematicamente in acqua o lontano dalle bandiere, accompagnate ogni volta da  imprecazioni di vario genere, il nostro taciturno golfista-fumatore giocava il suo miglior golf deliziando la vista con swing armonici e precisi.

Il risultato finale?  Un pesantissimo 10-5 (per lui) che non lascia spazio a recriminazioni ed una lezione di golf importante: chi credeva come me che fumare sigaro in campo potesse togliere la concentrazione dovrà ricredersi! La verità e che un buon habano può essere fumato nelle situazioni più disparate e come dimostrato, almeno nel golf, può aiutare a rilassarsi e a trovare il giusto approccio mentale prima di ogni colpo.

Molti campioni del nostro tempo lo sanno, a supporto del fatto che non solo nelle “garette” di circolo,  il sigaro può dare sempre e comunque sensazioni piacevoli e stimoli positivi.

Come va adesso con il mio golf?

Il mio handicap di gioco è lo stesso (28), continuo ad imprecare ad ogni colpo sbagliato, ma almeno la lezione mi è servita e oggi, anche in campo, quando possibile, non rinuncio a fare qualche puff con il fumo del mio amato maduro, in attesa che oltre ai miei sensi ne benefici anche……..il mio gioco……

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