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Abbiamo fumato questo aristocratico

Un periodo tremendo…impegni su impegni. Con un leggero ritardo vi raccontiamo anche questo.

Il nome Romeo y Julieta, creato come marca di sigari nel 1875, trae le sue origini dall’opera letteraria avente lo stesso nome dello scrittore inglese William Shakespeare. La marca è diventata rinomata a livello internazionale nei primi anni del XIX secolo, dopo che Don Pepin Fernandez fu uno dei primi a riconoscere l’importanza delle anillas come fattore del successo. Viene calcolato che, nella storia d questa marca, siano state utilizzate fino a 20,000 fascette diverse, molte delle quali personalizzate. Romeo y Julieta Duke è il sigaro più grande delle edizioni limitate del 2009. Si tratta di un robusto 5,5 x 54, leggermente più corto del Montecristo Sublimes. Un vero “DUCA” questo sigaro, elegante nella sua impeccabile manifattura che fa presagire una fumata all’altezza della sua nobile marca, che conta molti adepti tra i fumatori storici di Habanos.  Questa non è la prima edizione limitata della marca. Romeo y Julieta ne ha prodotte 7, compreso questo. Non possiamo dire nulla sulle release precedenti, ma la più recente, di cui abbiamo già parlato in precedenza, l’Escudo sembra essere un sigaro abbastanza coerente, in termini di sapore e di costruzione. romeo-y-julieta-dukeIl “DUCA” presenta un lucido involucro marrone con macchie d’acqua e numerose venature. L’odore acre, intenso sembra essere diventato uno standard di alta qualità per qualsiasi cubano. Il sigaro è ben confezionato, senza punti deboli. Fumo speziato, sapore di legno di cedro, formicolio piacevole nella parte posteriore della gola. Scarsa l’evoluzione fino alla fine del secondo terzo; da questo momento si aggiunge l’aroma di cuoio. Proprio al termine emerge anche un leggero sapore di ammoniaca; questo indica che, per il sigaro potrebbe essere necessario qualche anno di ulteriore affinamento. Una vitola ben strutturata che non prevarica mai per potenza in quanto tende a distribuire la forza uniformemente lungo tutta la fumata. Un Habano appagante che dona una lunga persistenza, come a voler lasciare un piacevole ricordo di un incontro speciale. Un sigaro, insomma, da conservare caramente nel proprio humidor.

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Mi auguro che la strada sia lunga…

Appunti di un subacqueo fumatore di sigari cubani.

L’estate sta finendo diceva una canzone di qualche anno fa. Ieri sera sono andato alla presentazione dell’ultimo libro di Fausto Bertinotti, ho fumato un sigaro Partagas che  i Francesi qualificano come “indetronable” e fumando ho ricordato con piacere le belle immersioni subacquee fatte nel Mediterraneo questa strana,lunga, noiosa e riposante estate.
bertinottiOre 19 doccia veloce, eccoci pronti nel giardino del Circeo Park Hotel. Dopo un mese di ombrellone in prima fila ci ritroviamo catapultati, io, mia moglie ed i miei suoceri alla presentazione del libro di un grande uomo, un politico con la “P” maiuscola di cui non condivido pienamente le idee, ma che stimo profondamente, con la stessa stima che ho nei confronti di tutti i grandi pensatori. Il titolo, un verso di Konstantinos Kavafis: “Devi augurarti che la strada sia lunga” tratto dalla poesia Itaca. “Itaca ti ha dato il bel viaggio,/ senza di lei mai ti saresti messo/ in viaggio: che cos’altro ti aspetti?”
E’ l’idea di questo viaggio, il fatto di dare un grande valore non solo al raggiungimento degli obiettivi, ma anche al percorso intrapreso per raggiungerli. Il fatto di credere in qualcosa, di mettersi in “viaggio” per qualcosa senza aspettarsi altro. Fausto Bertinotti è un uomo morale. Pensavo e bruciavo. “C’è sempre la necessità, per chi vuole cambiare il mondo, dell’attesa dell’evento, di ciò che cambia la scena senza essere stato prevedibile”. Apprezzo la volontà di voler cambiare questo mondo, infame e spesso crudele, ma mi esalto ancora di più all’idea che lo strumento per dominare tanta violenza e tanto egoismo possa essere l’attesa. Non nel senso di accettare passivamente il susseguirsi degli eventi, ma un’attesa attiva, “autentica e partecipata” come dice Bertinotti. Anche a me piace seminare. Condivido l’idea dell’Autore che questo sia il momento di seminare e come dice Kavafis mi auguro che la strada sia lunga, per godere della crescita delle piante dei miei sogni anche se forse non sarò io a vedere i loro frutti.
Continuando a riflettere, pesantemente, rientrati a casa accendo sotto il patio, che ha accompagnato tante belle serate della mia famiglia nel mese di Agosto, un sigaro “indetronable”. Cercavo qualcosa di concreto, un amico, un compagno di viaggio, un illuso come me. E’ molto difficile descrivere questo avana in poche righe. Partagas Serie du Connaisseur N.1. vitola: Palma Larga ring 38 lunghezza 18.50 CM / 7.2 INCHES. PARTAGAS_SerieDuConnaisseurNo1Non ha evoluzione eppure non annoia, infatti il suo gusto complesso si manifesta diverso ad ogni PUFF. L’aroma è forte, a tratti aggressivo, mi sembra di godere di esso anche solo annusando il fumo senza aspirarlo nella bocca. E’ una sinfonia di contraddizioni. Paragonato al Cohiba Lanceros, rende quest’ultimo una carezza. Non a caso i Francesi qualificano questo Partagas come “indetronable“.
Immerso in quest’aroma forte e speziato, con le labbra bagnate da un sorso di un magnifico Ron Cacique Antiguo… hecho en Venezuela sapientemente regalatomi dal  mio caro amico Stefano, comincio a ricordare gli amici dell’estate. Amici speciali, quelli conosciuti sotto il livello del mare. Esperienze uniche. Inaspettate. Sempre diverse. orsodivingGrazie a Corrado e a Paola e allo staff 2009 dell’Orso Diving di Poltu Quatu (www.orsodiving.com/)per la magnifica assistenza e per la splendida organizzazione delle mie giornate di immersione nella splendida cornice dell’arcipelago della Maddalena. Un grazie speciale anche a Franco, Gianluca e Roberta del Serpico Sub Diving Center di S.Felice Circeo (http://www.serpicosub.it/) serpicoche non solo mi hanno accompagnato per la prima volta nella mia vita a visitare l’isola di Ponza…e dopo aver girato tra i cinque continenti, quasi me ne vergogno, ma per avermi permesso di fare splendide immersioni a pochi chilometri da Roma in tutto relax, in un’atmosfera amichevole e rilassante.

Il viaggio non può consistere solo nell’approdo al porto finale, ma piuttosto nel  superamento di mille pericoli, ostacoli, prove e nella verifica di mille  esperienze. Il viaggio diventa prova di conoscenza, nel senso più ampio del termine.
Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, l’istintiva attrazione / repulsione per ciò che ci è estraneo, la misura della distanza che ci separa dalle realtà sconosciute, la sfida al confronto, l’abilità di relazionarsi con il diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili.

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Ogni volta…è la prima volta

Quando degustiamo un puro lasciamo che il fumo prodotto dalla sua combustione entri in contatto con in nostri sensi, in particolare il gusto e l’olfatto. Ma di cosa si tratta?

All’inizio della sua storia evolutiva, l’uomo “conosceva” il mondo soprattutto attraverso l’olfatto, mentre la vista e l’udito non erano ancora così importanti. Il gusto e l’olfatto non erano due sensi distinti, ma facevano parte dello stesso tipo di apparato. Soltanto in seguito iniziarono a suddividersi in due tipi di percezione diversi, relativi a zone distinte del nostro corpo e tuttavia ancora oggi interdipendenti: il funzionamento di gusto e olfatto,  insieme, produce infatti una specie di effetto stereo ed è per questo che, quando siamo raffreddati, sentiamo meno anche i sapori.

L’olfatto appartiene quindi al nostro “io” più antico, alla parte animale, istintuale ed emotiva del nostro essere. Una lunga serie di espressioni presenti nel nostro linguaggio ne sottolinea l’importanza. Possiamo infatti “fiutare” o “rifiutare” le persone e le cose, “annusare qualcosa che non va”, o “sentire puzza di bruciato”, “aver buon fiuto”, “buon naso per gli affari”, o “annusare una truffa”. E secondo alcuni studi psicologici anche le nostre scelte nei confronti delle altre persone sono influenzate dall’odore.

Il mondo dei sentimenti e delle emozioni e il senso dell’olfatto sono determinati e sviluppati nella stessa regione del nostro cervello, regione che si è formata molto precocemente nella razza umana ed è pertanto logico e ormai acquisito il fatto che gli odori e le fragranze abbiano influenza diretta sullo stato d’animo e sulla psicologia degli esseri umani.
Tutti noi sappiamo quanto possono essere evocativi i profumi: il ricordo di un avvenimento, di un’atmosfera, di un luogo o di una persona resta spesso legato a un particolare odore. L’olfatto è quindi il senso della memoria. nasofumanteSeguendo una scia odorosa si può viaggiare nel tempo, rievocando emozioni, sensazioni ed esperienze vissute in momenti e in luoghi lontani.

Basta un soffio di profumo nell’aria per riportarci indietro al tempo della nostra infanzia o in luoghi lontani, che abbiamo conosciuto.

A confronto con la straordinaria sensibilità e motilità della lingua, il senso del gusto sembra quasi poco sviluppato. In effetti esso non fa altro che distinguere tra dolce (sull’apice), acido, salato e amaro (sui margini o sulla radice della lingua).

Analizziamo ora ciò che stimola i nostri sensi quando fumiamo un sigaro. Il fumo di tabacco è una miscela eterogenea di sostanze gassose e corpuscolate originate dal processo di combustione delle foglie. Quando un sigaro viene aspirato, il flusso di gas e vapori ad alta temperatura, prodotti dalla combustione del tabacco, attraversando la massa di foglie interne, produce nella zona immediatamente a valle del braciere, un insieme di reazioni di decomposizione delle molecole complesse che formano il materiale vegetale e di sintesi di nuove molecole che collettivamente costituiscono il fumo.

Da cosa sono determinati l’odore e il sapore di un puro? Sono infiniti gli elementi che entrano in gioco. Dalla miscela di tabacchi, dal calibro del sigaro, dalla lunghezza. Anche la forza con cui avviene l’aspirazione, variando la temperatura di combustione, modifica la composizione del fumo, per cui lo stesso sigaro può dare origine a sostanze diverse a seconda del modo in cui viene fumato.

Aggiungiamo inoltre che oltre alle variazioni che esistono nella composizione delle foglie di tabacco prodotte nella stessa località in periodi differenti, esiste una variabilità nella composizione di sigari prodotti dallo stesso torcedor nella stessa giornata, per un’imprecisione intrinseca della manifattura manuale. Anche sigari della stessa scatola, per sottili differenze nella composizione del tabacco, per differenti tempi di maturazione (fermentazione), per differenti condizioni di conservazione (temperatura/umidità etc.), per i differenti stati emotivi in cui vengono fumati. In questo mix complesso di fragranze potremmo aggiungere gli odori ambientali e i cibi o le bevande che stiamo associando al nostro puro.

In sintesi, ogni sigaro fumato nella nostra vita sarà un’esperienza unica. Ricordiamoci dunque di provare e riprovare i sigari avana anche quando la prima volta non ci sono piaciuti particolarmente, senza pregiudizi, con la mente libera.

Gli uomini non sono saggi in proporzione tanto all’esperienza quanto alla loro capacità di fare esperienza. George Bernard Shaw

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Michael Jackson…i saponi al mercurio e i sigari cubani

Ieri si sono celebrati i funerali di una delle icone della musica pop del nostro secolo. Ma cosa c’entrano i saponi al mercurio e i sigari cubani con lui? Ora ve lo spiego. Come si può apprendere da una recente intervista rilasciata a “Repubblica”, Arnold Klein dermatologo nel 1984 per primo diagnosticò a Michael Jackson la vitiligine. Klein racconta: « Io sono stato il primo a diagnosticarla e l’ho aiutato nel processo di sbiancamento della pelle, necessario per renderla più omogenea, senza chiazze». La vitiligine (“leukoderma”) è dovuta alla distruzione, per cause non note, di particolari cellule che hanno il compito di produrre la sostanza scura, michael jackson chiamata melanina, che colora la pelle. Caratterizzata da chiazze color bianco-latte prive di melanina, la vitiligine colpisce donne e uomini senza distinzione di razza, nazionalità e origine, non è dolorosa e nemmeno contagiosa. Svelato il mistero, da medico accetto la spiegazione, ma allora perché ora che il velo è caduto scopriamo che i tre figli di Michael Jackson sono bianchi, anzi bianchissimi. Questa volta la vitiligine non c’entra e neanche i farmaci. E’ un problema genetico e i geni, non mentono. Il colore nero di solito prevale. Nascono figli caffelatte,  belli, come accade quando si mischiano le razze. Più chiari o più scuri, ma bianchi quasi mai. Uno su un milione può darsi. Tre su tre è impossibile. Lo hanno definito l’Obama del pop. Ma Obama è sempre stato fiero del colore della sua pelle e di quel padre africano con cui in realtà non ha mai vissuto. Ha studiato e ha vissuto da bianco, ma ha sposato una donna nera, Michelle, e nere sono le sue due figlie. Michael invece per tutta la vita ha cercato di fuggire dal colore della pelle, che lo faceva sentire diverso. E che lo ha spinto a desiderare per i suoi figli un colore diverso da quello determinato dal suo DNA. Quei tre ragazzini non possono essere biologicamente suoi.

A noi fumatori di puros, bianchi, neri, gialli, rossi tutto ciò dispiace. Ci rammarichiamo innanzitutto per la morte di un uomo sicuramente buono e generoso e forse troppe volte calunniato, un grande artista. Ma ci rammarichiamo ancora di più perché non vogliamo credere che il colore della pelle possa condurre ad un’ossessione così grande. La variabilità e la diversità creano bellezza. E’ così per i figli di razze miste. E’ così in ultimo anche per i nostri sigari ognuno diverso dall’altro, dal colorado claro al colorado maduro.

A Cuba c’è un proverbio molto diffuso che dice “Quien no tiene de congo, tiene de carabalí“. Ossia, non c’è nessuno sull’Isola che possa escludere di avere nelle proprie vene almeno una goccia di sangue africano, una schiavigoccia di sangue nero e schiavo. “Congo” e “Carabalí” erano i due gruppi etnici,fra i molti trasportati dalle navi negriere, con la pelle più scura, e dunque considerati ancora più “inferiori”, praticamente “subumani” dai padroni creoli e spagnoli. Schiavi africani che vennero portati nell’isola per incrementare lo sviluppo della coltivazione della canna da zucchero e del tabacco. Io credo che non si possa capire la Cuba di oggi, la sua forza e resistenza davanti alle difficoltà, il suo desiderio estremo di libertà e indipendenza  se non si considera che i suoi abitanti hanno ancora un ricordo vivissimo della schiavitù e degli sforzi che i loro nonni e bisnonni hanno affrontato per eliminarla. Noi fumatori di puros liberi e cittadini del mondo dobbiamo imparare a rispettare il colore della pelle e la memoria di questi uomini che tanto hanno contribuito alla nascita dei sigari che oggi fumiamo ancora nei momenti di relax.

Mi è sembrato pertanto opportuno, in questo momento particolare, dare eco ad un allarme lanciato da anni da una collega , un medico italiano, impegnata da più di quindici anni in Congo, Chiara Castellani. Lo chiamano “sapone antisettico” ma sottovoce nel nome commerciale “extra-clair” si sottolinea che schiarisce la pelle. Ancora più sottovoce si sottolinea l’ipotesi che la pelle bianca sarebbe molto più bella che la pelle nera, che le donne e gli uomini bianchi sono più belli degli uomini neri. E così il sapone antisettico al mercurio “made in Suisse” finisce in Africa dove è probabile che nessuno noterà o diagnosticherà mai i suoi effetti mortali. Il primo aspetto criminale è la tossicità neurologica del mercurio e di conseguenza del prodotto a base di mercurio, che proprio per questo è stato proibito in Europa. Ci chiediamo come in Svizzera (e pare non solo in Svizzera, ma anche in Inghilterra) si continui a produrlo ed ad esportarlo in Africa. Come se gli africani fossero indenni da questa tossicità. Infatti sulla scatola c’è scritto anche “poison contient 2% mercure iodide“, ma a Kimbau molti sono analfabeti. Il mercurio è un potente antisettico. Il mercurio è un metallo altamente tossico per l’uomo. L’esposizione al mercurio ha sintomi variabili ma sempre estremamente preoccupanti. Affaticamento, disturbi dell’alimentazione, insonnia,  depressione, alterazioni della personalità, danni renali, dermatite e caduta dei capelli, alterazione delle percezioni sensoriali sono solo alcuni dei sintomi che può ingenerare l’esposizione al mercurio.

Malattia di Minamata

Malattia di Minamata

Un esempio dei sintomi da intossicazione acuta di mercurio li troviamo nella malattia di Minamata. E’ una sindrome neurologica i cui sintomi includono atassia, parestesie alle mani e ai piedi, generale debolezza dei muscoli, indebolimento del campo visivo, danni all’udito e difficoltà nell’articolare le parole. La malattia di Minamata è stata scoperta per la prima volta a Minamata, città della Prefettura di Kumamoto in Giappone, nel 1956. Fu causata dal rilascio di metilmercurio nelle acque reflue dell’industria chimica Chisso Corporation, che perdurò dal 1932 al 1968. Questo composto chimico altamente tossico si accumulò nei molluschi, nei crostacei e nei pesci della baia di Minamata e del mare di Shiranui, entrando nella catena alimentare e causando così l’avvelenamento da mercurio degli abitanti del luogo.

A contatto con la pelle il mercurio uccide i melanociti, a loro volta produttori della melanina. L’effetto di ciò è un temporaneo provvisorio ed illusorio schiarirsi della pelle che è solo l’aspetto a più breve tempo di comparsa, nel lungo elenco da cui siamo partiti. Su questa folle idea che il bianco della pelle sia in qualche modo da preferire agli altri colori si gioca l’immagine di questo prodotto.

“Nero è il velluto del cielo a mezzanotte, nero è così bello da farti piangere. Nero è petrolio, nero è carbone, nero è terra, nero è anima, nero siamo tu ed io, nero è bello, non vedi! Nero è un onice luccicante, nero è una pantera nella notte della giungla, nero è un profondo sentire, può farti ridere o piangere. Nero è mistero, nero è bello, non vedi? Non vedi? Nero è il dolore di gente in lutto, nero è il sogno di una terra promessa. Piccolo, non piangere, tu sarai libero prima di morire. Senti, piccolo, nero è bello, non vedi? Non vedi?” (Charles Wood)

Contribuiamo durante le nostre degustazioni a dare divulgazione alla campagna di Chiara diciamo ad alta voce “Ndombe kele kitoko” (nero è bello).

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CIGARS AND……GOLF

Conoscete uno sport in cui è possibile godere degli aromi e del gusto unico di un buon Cohiba nel pieno dell’ “attività motoria” senza intaccare la qualità delle proprie prestazioni?

campo da golfIo sinceramente no! Oh pardon, mi correggo, non ne conosco nessuno, se si esclude quello che io considero un gioco, forse il più bel gioco che sia mai stato inventato: il golf.

Mi presento: mi chiamo Francesco e ho 32 anni e, oltre ad essere un modesto (ma in ascesa) giocatore di golf, sono un discreto amante di sigari, passione naturalmente trasmessa e, quando possibile, condivisa con i miei cari amici Paolo e Vincenzo che di golf invece, mio malgrado, non ne masticano proprio….

L’esperienza che mi ha spinto a scrivere queste poche righe deriva dal fatto, provato sui green e i fairways di numerosi circoli romani, che una buona fumata, aiuta a trovare la giusta concentrazione.

E questo sia che ci si trovi alla fine di una buca, prima di passare alla successiva, sia di fronte ad un putt impegnativo, in cui mantenere i nervi saldi è assolutamente fondamentale.

jimenezIl giudizio positivo sulla bontà di tale abitudine trova credito dal fatto che nel golf, sin dai suoi  albori  sui verdi prati scozzesi di St Andrews, la “spunta” sempre il giocatore più coraggioso, il più concentrato, il più impassibile, insomma il più “mentalmente rilassato”.

E già!!, qui la forza fisica e la potenza muscolare servono a poco se, come spesso ai dilettanti capita, non si mantiene il giusto autocontrollo, determinante  per abbassare lo score in campo ed il proprio handicap di gioco.

Ahimè, ho scoperto tutto questo poche settimane fa in prossimità di una gara match- play ( uno contro uno), quando, preparata la sacca dopo aver scelto con cura le palline il guanto e naturalmente un buon maduro da fumare in tutto relax a fine gara, ho incontrato il mio avversario….

A dire il vero, almeno dall’aspetto, non sembrava essere un osso durissimo: avanti con l’età, un po’ gobbo, non molto potente  ed estremamente silenzioso (ma forse questa è una qualità).

Sin dai primi colpi una cosa era lampante: il mio avversario non riusciva proprio a staccarsi dal proprio Cohiba robusto che, nelle brevi pause di gioco, non esitava a fumare con lo stesso relax di una bella fumata tra amici al termine di una cena gustosa.

us-open-golf-2009La cosa mi ha, non solo colpito, ma quanto mai innervosito, dal momento che mentre i miei colpi terminavano sistematicamente in acqua o lontano dalle bandiere, accompagnate ogni volta da  imprecazioni di vario genere, il nostro taciturno golfista-fumatore giocava il suo miglior golf deliziando la vista con swing armonici e precisi.

Il risultato finale?  Un pesantissimo 10-5 (per lui) che non lascia spazio a recriminazioni ed una lezione di golf importante: chi credeva come me che fumare sigaro in campo potesse togliere la concentrazione dovrà ricredersi! La verità e che un buon habano può essere fumato nelle situazioni più disparate e come dimostrato, almeno nel golf, può aiutare a rilassarsi e a trovare il giusto approccio mentale prima di ogni colpo.

Molti campioni del nostro tempo lo sanno, a supporto del fatto che non solo nelle “garette” di circolo,  il sigaro può dare sempre e comunque sensazioni piacevoli e stimoli positivi.

Come va adesso con il mio golf?

Il mio handicap di gioco è lo stesso (28), continuo ad imprecare ad ogni colpo sbagliato, ma almeno la lezione mi è servita e oggi, anche in campo, quando possibile, non rinuncio a fare qualche puff con il fumo del mio amato maduro, in attesa che oltre ai miei sensi ne benefici anche……..il mio gioco……

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Zino

Oggi parleremo brevemente del “piccolo russo”, come egli stesso amava definirsi. Un uomo che ha senz’altro lasciato un’impronta indelebile nel XX secolo nel mondo del sigaro in particolare e di tutto ciò che ne rende piacevole il consumo: Zino Davidoff.img04

Zino Davidoff nacque in Ucraina, a Kiev, nel 1906. Suo padre lavorava in una conceria di tabacchi turchi e quindi il piccolo Zino cominciò a respirare l’aroma del tabacco sin dalla più tenera età. Nel 1911 la famiglia dovette trasferirsi a Ginevra dove visse per tutta la vita. In questa città il padre aprì una rivendita di sigari confezionati con tabacchi d’oriente e fra i suoi clienti se ne annoverava uno che come, Zino amava ricordare, forse arricchendo un po’ l’aneddoto, non pagava quasi mai. Il suo nome era Vladimir Oulianov, più tardi meglio conosciuto con il nome di Lenin.

Zino Davidoff seppe meritarsi la completa fiducia dei produttori cubani, preoccupati per la sorte dei milioni di sigari che si erano accumulati negli empori di tutta Europa durante la seconda guerra mondiale, i quali gli proposero di smaltire l’enorme scorta.Zino+Davidoff+quote+final[1]

Il negozio di Davidoff al n. 2 di rue de La Rive a Ginevra divenne il centro dell’universo sigaro per tutta il continente e Zino ebbe la consacrazione di Re indiscusso di tale universo. Questa stima gli fu riconfermata nel 1964 dagli emissari di Fidel Castro che gli affidarono le chiavi della rinascita degli Avana distrutti in qualche modo dalla furia anticapitalista del primo castrismo.

Numerosi sono stati i contributi che Davidoff ha apportato alla crescita qualitativa del sigaro avana, avendone curato personalmente tutta la linea produttiva, dalla semina, alla scelta dei tabacchi, alla loro lavorazione, stagionatura e confezionamento. Ma l’idea forse più brillante, quella che consacrò in maniera indelebile la rinascita dell’Avana e la sua affermazione anche culturale nell’elite europea, fu quella di associarne alcuni modelli ai più rinomati vini francesi, nell’intento di divulgarne il consumo con la competenza di un raffinato degustatore. Celebri sono rimasti i suoi Chateau Margaux, Chateau Lafite, Chateau Haut-Brion, Mouton Rotschild, Chateau Latour, Dom Perignon, ecc. Ancora oggi in qualche ristorante d’elite si usa offrire a fine pasto un sigaro che si abbini perfettamente al gusto dei cibi e dei vini che si sono consumati. Ciò perché in effetti un sigaro di altissima qualità dovrebbe essere sempre il complemento finale di una raffinata libagione.

Purtroppo dal 1990, a causa di insanabili contrasti con la Cubatabaco (la società statale che a Cuba gestisce il monopolio della produzione e commercializzazione dei sigari avana), la manifattura dei sigari Davidoff è stata spostata interamente nella Repubblica Dominicana, con grande amarezza degli affezionati consumatori dei sigari cubani di marca Davidoff.

Un ottimista ed un pessimista hanno entrambi le stesse probabilità di avere ragione, ma il primo si gode la vita……..(anonimo)

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Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?

Oggi, dopo una discreta mangiata di pesce, mi sono lasciato andare ad una fumata piacevolmente rilassante e solitaria, mentre mia figlia volteggiava sul suo monopattino e il piccolino satollo camminava nel regno dei sogni.  Romeo y Julieta Exhibicion n.4 (vitola Hermoso n.4 – Lunghezza 127mm, Diametro di 19,05mm cepo 48). In questo puro ho riscontrato una capa regolare colorado,  un tiraggio soddisfacente, un aroma peculiare gustoso e un sapore soddisfacente anche se è risultato lievemente acidulo sulla punta della lingua.
RYJ Exhibicion No.4 SLB 50I sigari Romeo y Julieta sono caratterizzati da aromi robusti e complessi con sentori di erba, frutta, legno, vaniglia, caffè e molti altri. Il marchio inconfondibile del “Romeo” style è rappresentato dal bilanciamento di tutti questi aromi senza il prevalere di uno di essi sugli altri. Oltre alla ricchezza e complessità di aromi, un altro vantaggio dei sigari Romeo y Julieta è il non essere particolarmente tannici e di richiedere dei periodi di affinamento relativamente brevi (3-5 anni). Il marchio si ispira all’omonima tragedia di William Shakespeare. Va precisato che, sebbene l’opera di Shakespeare sia indubbiamente la versione più conosciuta della storia dei due amanti veronesi, già il vicentino Luigi da Porto sessant’anni prima (1530) aveva scritto “Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti” nella quale narrava una analoga vicenda di due amanti chiamati Romeus e Giulietta. Tornando ai sigari l’anno di creazione del marchio Romeo y Julieta viene riportato essere il 1850 per mano degli asturiani Inocencio Álvarez Rodríguez e José “Manin” García, sebbene la sua registrazione sia avvenuta soltanto nel 1873, la fabbrica venne stabilita a L’Havana in Av. San Rafael 87. Romeo y Julieta cominciò a svilupparsi nel 1903 quando venne acquistata da “Pepín” Fernández Rodríguez. Questo Habano, offre un ampio ventaglio di possibilità, con vitole che vanno da forze medie a forti.

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