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Due grandi “Montecristo”

Dopo lunga assenza torno a parlare di degustazioni. Questo articolo riguarda le ultime due degustazioni che ho fatto insieme al mio fratello di Habanos Paolo e che ringrazio ancora per l’onore di avermi scelto come padrino di battesimo del piccolo “Alessandro”.

La prima fumata, di giorno in riva al mare di Ostia, è stata quella del Montecristo “Especiales ” (vitola “Laguito n°1, Lunghezza 192 mm Cepo 38) di cui abbiamo immortalato alcuni momenti.1 Devo dire che come amatore ho ancora molto da imparare su questo formato (già decantato da Paolo in un precedente e più specifico articolo), ma pur fumandolo per la prima volta mi ha dato una grande soddisfazione per diversi motivi. E’ certamente una fumata impegnativa ma molto piacevole, per essere un sigaro davvero lungo scorre facilmente e con una apprezzabile evoluzione.

Sicuramente una condizione determinante per apprezzare il Montecristo “Especiales ” è il tiraggio, infatti PaoloDSC_2842 mi raccontava che fumando l’analogo formato di Cohiba aveva notato una certa debolezza nella portata del fumo che arrivava in bocca e aveva imputato il problema, oltre alla lunghezza del sigaro, anche  ad un tiraggio non perfetto.  In questo caso invece il tiraggio era impeccabile e il fumo più ruvido dei Montecristo compensava la portata ridotta che un formato così lungo può presentare.

La qualità del prodotto può essere testimoniata anche dalla cenere “bianca” (ricca in Potassio). DSC_2846L’ Especiales pur non presentando una evoluzione particolarmente marcata esprimeva fin dal primo terzo note di cuoio, cacao, e legno che mano a mano viravano decisamente verso note di terra e più raramente anche di pepe, senza mai esagerare.

Anche questo elegantissimo sigaro ha lasciato il segno e di sicuro ritornerà protagonista di nuove degustazioni.

La seconda degustazione ha riguardato invece il Montecristo N°4 (vitola “Marevas”, Lunghezza 129 mm Cepo 42). Fu il sigaro in assoluto preferito e più fumato da Ernesto Che Guevara, sebbene egli fosse asmatico e soffrisse di problemi respiratori. E’ da molti anni il più venduto avana al mondo e molti neofiti iniziano proprio da questo sigaro la loro passione per gli Habanos. La fumata, prima di cena,  è stata di circa un’ora e mi ha piacevolmente sorpreso come questo “sigaro commerciale” sia sempre un grande Habanos. Pur non avendo una grande evoluzione  e una cenere non certo molto chiara, esso è amabile, con spiccate note di nocciola specialmente nel secondo ed ultimo terzo. Buono il tiraggio (anche se Paolo non può dire lo stesso del suo che aveva qualche problemino) è un sigaro per tutte le occasioni e che certamente, pur non essendo di certo un prodotto eccelso, lascerà sempre un ottimo ricordo. L’unica cosa che non capisco è cosa ci trovasse di speciale “El Che” in questo sigaro, quando avrebbe potuto avere cose ben più prelibate da fumare. Mah.

monte_no4

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La maledizione del piccolo chimico

Prologo: navigando sul web, cercando di perfezionare un piccolo articolo sull’eventuale abbinamento di sigari e rhum mi sono imbattuto in questo racconto che riporto integralmente con il nome dell’Autore. Mi sembra un bellissimo spunto di riflessione per i neofiti o gli amatori come noi, e un freno per quelli che si ritengono Maestri di un’arte che forse conoscono poco.

viewimg“Ho appena finito di mangiare. Non è andata male. Sono in un onesto ristorante da colazione-cena di lavoro. E’ stato sufficiente dribblare qualche trappola che lo spacciatore di rucola (ma quando si decideranno le autorità competenti a punire adeguatamente questo odioso reato?) ha tentato di propormi, tipo le penne alla vodka e i gamberi all’ananas, per salvaguardare il mio benessere. Si avvicina il momento del puro. Sono già riuscito a creare il panico nei tavoli vicini soltanto appoggiandolo sulla tovaglia. In effetti, le dimensioni del Diadema possono intimorire, però giuro che la prossima volta butto sul tavolo un Kalashnikov per vedere che faccia fanno i commensali. Comunque il locale si sta svuotando e quindi potrò presto cominciare a fumare. Illuso. Non ho fatto i conti con il cameriere solerte.

«Se vuole accenderlo non c’è problema perché non c’è più nessuno».

«Grazie».

« E’ un cubano?».

«Si».

«Posso portarle un rhum o del cioccolato?».

«No».

«Ma è proprio sicuro? Mio cugino che se ne intende di sigari lo inzuppa nel rhum e poi si mangia mezza tavoletta di cioccolato».

A parte che a me delle porcherie che fa suo cugino non me ne frega proprio niente, comincio a provare il panico che mi provocano sempre i consigli degli esperti. Io non li sopporto. Quando vedo le signore che in televisione spiegano come si mangiano gli asparagi in società o quando un commesso di vent’anni con nodo della cravatta dimensione nodino di vitello, collo della camicia a quattro bottoni che arriva appena sotto i lobi delle orecchie e scarpe tipo racchette da neve, cerca di spiegarmi come mi dovrei vestire, vengo preso da un senso di sconforto e di rabbia. Io non pretendo di modificare le loro abitudini, perché loro cercano di modificare le mie? Preferirei quasi che mi abbaiassero un ordine, almeno potrei legittimamente ribellarmi. Invece sono gentili. Credono effettivamente di farmi del bene con i loro consigli non richiesti.

Il cameriere solerte non demorde.

«Mio cugino mi ha raccontato che alle degustazioni  a Cuba si accompagnano i sigari con il rhum e il cioccolato».

E dagli. Provate voi a spiegargli che a Cuba di cioccolato non se ne vede molto e che alle degustazioni si beve più facilmente tè non zuccherato per non alterare il gusto e gli aromi del tabacco. Non c’è niente da fare. Siamo entrati nella twilight zone degli abbinamenti, la spaventosa area di penombra che delimita l’universo conosciuto dall’abisso luciferino in cui l’aceto balsamico viene servito con qualsiasi pietanza. E quell’abisso popolato dai cuochi delle trasmissioni televisive che invece di insegnare al pubblico a preparare lo spezzatino o il pollo alla cacciatora vorrebbero che le brave massaie italiane servissero al maritino il risotto al cacao o il coniglio al kiwi.

Non riuscirò mai a capire perché una cosa buona non possa essere gustata da sola, ma richieda forzatamente un accompagnamento, spesso improbabile. A me, per esempio, piace il prosciutto crudo, mi piace il melone, ma non mi piacciono insieme specie quando un bel San Daniele si ammoscia nel succo zuccherino del frutto.

Non voglio arrivare a dire che uno dovrebbe mangiarsi prima la pasta scondita e poi il sugo.

Voglio solo dire che molti prodotti hanno una dignità autonoma che non impone di abbinarli forzatamente a qualcos’altro, con una sorta di frenesia da Piccolo Chimico. A me il rhum piace, magari non subito dopo mangiato, perché lo trovo un po’ troppo dolce (quello cubano) e gli preferisco un liquore più secco, però non è che non posso fumare se non ho un cognac o un whisky.

Del resto, è stato proprio facendo una degustazione di cognac per Torpedo che ci siamo meritati gli strali di Monsieur Blanc della Maison Gourmel perché avevamo scelto i più addizionati di caramello per lenire le nostre gole arse dal fumo. Non c’è niente da fare: la potenza aromatica dei puros altera il sapore di molti alimenti e bevande e viceversa.

Arrivano i rinforzi, il famoso cugino che è anche il titolare del ristorante.

«Vedo che lei e uno che se ne intende: le offro un limoncello che facciamo noi e uno dei sigari che mi compro personalmente a Cuba da un amico che li ruba nella fabbrica in cui lavora».

Ed estrae l’incubo di tutti gli amanti del puro. Un Lancero di Cohiba che non è mai stato a meno di 200 chiometri da Pinar del Rio e forse non è nemmeno fatto di foglie di tabacco.

«Questo si che è un sigaro vero, mica come quello lì che chissà da dove viene».intenditore

Rabbrividisco a pensare alle fatiche di Jorge, il torcedor cubano che ha arrotolato il mio Diadema e che è andato in corriera da La Habana a Sant Luis y Rey apposta per scegliere il tabacco con cui farlo.

E chi conosce il famigerato Camelo – il torpedone cubano – sa che non è impresa da poco.

«Glielo preparo io», e comincia un complicatissimo rituale a base di fiammiferoni e stecche di cedro che deve avergli insegnato l’amico cubano per distrarlo mentre gli rifilava queste schifezze di sigari. Resisto al limoncello, sembra un detersivo da bagno dell’autogrill addizionato di alcol, ma sono costretto a soccombere al sigaro.

E’ chiaramente infumabile. Mi faccio venire due guance tipo Louis Armstrong impegnato in un assolo di tromba, ma non tira neanche a morire.

Deve essere fatto di cemento.

« Buono, eh».

«Fantastico», tanto l’ironia è sprecata.

«Ma lo sa che li arrotolano ancora sulle cosce delle cubane?».

Non ci posso credere, tra un po’ mi dirà che Venezia è bella ma non sa se ci vivrebbe e che i negri hanno il ritmo nel sangue.

«Ma vedo che il suo si è spento, mi sa che non deve essere un fumatore molto esperto», mi dice mentre il suo brucia si come uno zolfanello, ma da una parte sola.

Il cugino, il cameriere solerte, non si esime dall’intervenire.

«Figurati che non ha nemmeno voluto il cioccolato».

Sono appena stato bollato come fumatore della domenica.

Adesso è troppo. Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che sotto questo aspetto mite si nasconde il dritto di Chicago Sugar Bean (deputato nel distretto di Sing Sing).

Mi alzo e me ne vado, dopo avere pagato il conto con freddezza.

Per fortuna il «sigaro» è offerto dalla casa.

Decido di ribellarmi a questi alchimisti dei sapori. Per dimostrare la mia coerenza, domani mattina, appena sveglio, masticherò una manciata di chicchi di caffè, poi mi berrò una tazzina di acqua rovente e poi chiuderò con un cicchetto di latte (io lo zucchero non lo metto).”

Paul de Sury

Attenti dunque ai “falsi intenditori, una nuova generazione da sempre sofferente a causa di massicce overdosi di ignoranza, perennemente in debito di conoscenza, di cultura e di educazione alla memoria” (Mirco Salvadori)

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Calibre fino

Donna_Sigaro

I sigari di calibro fino sono quelli il cui diametro è inferiore al cepo 40 (15,87mm). Il piccolo diametro che li caratterizza rende difficoltoso il tiraggio. Questa aumentata resistenza al tiraggio viene compensata aumentando la combustibilità. Nella ligada prevale la percentuale di tabacchi volado e seco a discapito del ligero. Questo causa diversi effetti: aumenta l’intensità dell’aroma, aumenta la combustibilità ed esalta la forza. A questo gruppo appartengono sigari per fumate rapide, per un aperitivo o per quando si ha poco tempo a disposizione, come gli entreactos cepo 30 (11,91x100mm) o i chicos cepo 29 (11,51×106), ma anche sigari per esperti, di grande forza, che richiedono tranquillità per un lungo tempo di fumata. E’ Lanceros-Bquesto il caso del Lanceros (Laguito n°1), la vitola che mise a punto Avelino Lara per Fidel Castro. Questa vitola può essere considerata come la più formale ed elegante dei calibri fini. Un omaggio all’eleganza di altri tempi.  Ed è questo quello che facciamo accendendo sigari in questo formato, un omaggio all’eleganza.
In un mondo di esasperato culto delle apparenze c’è una preoccupante scarsità di eleganza, dobbiamo combattere affinchè questa vitola non vada ad estinguersi a favore di sigari più appariscenti.

Laguito No. 1

Lunghezza: 19,2 cm (71/2 inches).
Ring gauge: 38 (15,08 mm).
E’ il sigaro ideato per Fidel Castro.
MARCHE E MODELLI IN COMMERCIO
Montecristo Especiales;
Diplomaticos No. 6;
Cohiba Lanceros;
Vegueros Seleccion Especial;
Rey del Mundo Grandes de Espana.
A questa vitola appartiene anche il Trinidad prodotto nella fabbrica dei Cohiba esclusivamente per il presidente Castro, che ne fa dono agli amici e ai diplomatici. Il 20 Febbraio 1998 è stato lanciato sul mercato come prodotto commerciale e dal 21 febbraio 1998 il “mito” è in vendita in serie estremamente limitata presso i negozi La Casa Del Habano, con una leggera modifica al diametro: un ring gauge di 40 anzichè di 38 con il nome di Fundadores.

Sono sicuro che un omaggio a questo formato lo farà anche Vincenzo a breve, completando le impressioni sulla degustazione del magnifico Montecristo Especiales fumato insieme Domenica scorsa.

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Elogio della perfezione

Questo week-end l’ho passato con due Cohiba: il Lanceros per una fumata di circa un’ora e mezza, e il Siglo II per una fumata di poco più di un’ora. Perfetti, gusto, evoluzione, combustione tiraggio, manifattura. Sono un miracolo della lavorazione artigianale cubana. Il Lanceros è un sigaro per fumatori più navigati, ma è la fumata con il sigaro più elegante che ho fatto finora. cohiba-banner1Il mio caro amico Stefano, neofita dell’avana, avvezzo in passato a fumare tabacco di tipo Kentucky (vi consiglio di visitare questo bellissimo sito http://www.tabaccokentucky.it/) mi ha detto che il Lanceros, che ha fumato con me questo fine settimana, da lui più volte riacceso, gli ha fatto passare un pomeriggio indimenticabile. Di lui dicono: “un sigaro che vuole tutte le attenzioni solo per sé: un tiraggio leggermente resistente, dopo la prima metà vi è un risveglio di sapori legnosi che predispongono ad un giudizio nettamente positivo”.

Un difetto, i Cohiba costano parecchio ma dato che, come consigliava Francis Bacon “Le ricchezze sono fatte per essere spese”, chi può approfitti di questi prodotti qualitativamente superbi.
Il marchio Cohiba è nato nel 1966. Guadagnando fama rapidamente la registrazione del marchio avviene nel 1969.Il suo nome è molto antico. Nel 1492 i primi abitanti dell’isola di Cuba, conoscevano ed impiegavano la pianta del tabacco. Chiamavano Cohiba il rotolo rustico che fumavano fatto con le foglie di questa solenacea. I primi Cohiba furono confezionati negli anni ’60 quando era Ministro dell’industria del nuovo governo rivoluzionario Ernesto Che Guevara. che-guevara-cohibaLui scelse gli specialisti più promettenti nella produzione dei sigari, come Avelino Lara ed Eduardo Rivero, del Por Larrañaga.
Il tabacco per la produzione del Cohiba è molto speciale. Cresce solo in alcune belle Vegas selezionate nella zona della Vuelta Abajo, nella provincia di Pinar del Río.
Il marchio è stato originariamente riservato solo per l’uso diplomatico. Nel 1982, tre formati di Cohiba sono stati introdotti per il mercato comune: Lanceros, Coronas Especiales e Panatelas. Tre nuovi formati sono stati aggiunti alla linea di produzione  Cohiba nel 1989: Esplendidos, Robustos e  Exquisitos. Questi ultimi sono conosciuti come “La Línea Clasica“. Nel 1992 sono stati aggiunti altri cinque formati con la creazione di quella che è nota come “Linea 1492“. La Linea 1492, così denominata in onore del quinto centenario della scoperta di Cuba da parte di Cristoforo Colombo, comprende i cinque formati denominati Siglo I, Siglo II ,Siglo III, Siglo IV e V che corrispondono ai cinque secoli trascorsi, a cui è stato aggiunto più recentemente (inizio 2003) il Siglo VI. I Cohiba vengono fabbricati nella fabbrica del Laguito (che produce anche i Trinidad). Questa fabbrica ha la reputazione di reclutare i migliori torcedores dell’isola. La qualità dei diversi tabacchi utilizzati viene tenuta sotto controllo nelle diverse fasi della produzione.

Esplendido (vitola Julieta n.2 – Lunghezza 178mm, Diametro 18,65mm);

Lanceros (vitola Laguito n.1 – Lunghezza 192mm, Diametro 15,08mm);

Coronas Especiales (vitola Laguito n.2 – Lunghezza 152mm, Diametro 15,08mm);

Robusto (vitola Robusto – Lunghezza 124mm, Diametro 19,84mm);

Exquisito (vitola Seoane – Lunghezza 126mm, Diametro 13,10mm);

Siglo I (vitola Perla – Lunghezza 102mm, Diametro 15,87mm);

Siglo II (vitola Mareva – Lunghezza 129mm, Diametro 16,67mm);

Siglo III (vitola Corona Grande – Lunghezza 155mm, Diametro 16,67mm);

Siglo IV (vitola Corona Gorda – Lunghezza 143mm, Diametro 18,26mm);

Siglo V (vitola Dalia – Lunghezza 170mm, Diametro 17,07mm);

Siglo VI (vitola Canonazo – Lunghezza 150mm, Diametro 20,64mm);
Che Cohiba fosse la produzione “top” di Habanos era cosa nota a tutti; almeno a detta del produttore, infatti, a questa marca sarebbero destinati anno per anno i migliori raccolti delle migliori piantagioni di Cuba, e le foglie subirebbero la cosiddetta “terza fermentazione” contro le due delle altre marche. Tutti i principali tipi di tabacco – il ligero,il seco e il volado – sono fermentati una terza volta. Le foglie vengono accatastate in piccole botti di legno scuro in armadi, in varie parti della fabbrica. La fermentazione può richiedere fino a 18 mesi a seconda del tabacco. Avelino Lara, direttore della fabbrica, ha detto che questo processo costoso conferisce ai sigari Cohiba raffinatezza e ricercatezza.”La terza fermentazione non è una novità. E ‘il vecchio modo di fare le cose. In questo modo si riduce notevolmente la nicotina e il catrame nel Cohiba … a Cuba diciamo che quelli che fumano i Cohiba non moriranno di cancro, ma coloro che non lo faranno moriranno d’invidia.”

Più recentemente è stata introdotta la linea “Cohiba Maduro 5”che  presenta un invecchiamento “ab origine” di 5 anni per le foglie della “capa” e di 2 anni per quelle del ripieno: SECRETOS, MAGICOS e GENIOS sono i tre formati in commercio. cohiba-maduro-5I sigari Cohiba Behike, prodotti a tiratura limitata sono i più costosi al mondo, poiché sono considerati i migliori del genere e la loro lunga lavorazione e il modo elitario in cui sono venduti ne fanno i più pregiati sul pianeta. Ne vengono prodotti e commercializzati pochissimi esemplari l’anno, tutti elegantemente contenuti in scatole di alto pregio, di legno pregiato, pelli esotiche e raffinate oppure in guscio di tartaruga. L’ultima produzione di questi sigari è andata letteralmente a ruba e le quotazioni di una scatola da 20 pezzi è stata valutata circa 15.000 euro, ovvero 375 euro a sigaro. Queste confezioni erano però più particolari di altre per il fatto che facevano parte di una produzione apposita per celebrare i 40 anni dalla fondazione della società: infatti questi particolari sigari celebrativi sono stati realizzati con un mix di tabacco invecchiato cinque anni, proveniente dalle fattorie dei migliori coltivatori di Pinar del Rio, la regione più pregiata dell’isola di Cuba. Il risultato di questo mix è la fusione tra i due modelli più popolari di Cohiba, i Lanceros e i Siglo VI.

Se volete potete effettuare un tour virtuale della fabbrica del Laguito seguendo il link in basso:

http://www.eduardomconde.com/el_laguito/laguito.html

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