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Ogni volta…è la prima volta

Quando degustiamo un puro lasciamo che il fumo prodotto dalla sua combustione entri in contatto con in nostri sensi, in particolare il gusto e l’olfatto. Ma di cosa si tratta?

All’inizio della sua storia evolutiva, l’uomo “conosceva” il mondo soprattutto attraverso l’olfatto, mentre la vista e l’udito non erano ancora così importanti. Il gusto e l’olfatto non erano due sensi distinti, ma facevano parte dello stesso tipo di apparato. Soltanto in seguito iniziarono a suddividersi in due tipi di percezione diversi, relativi a zone distinte del nostro corpo e tuttavia ancora oggi interdipendenti: il funzionamento di gusto e olfatto,  insieme, produce infatti una specie di effetto stereo ed è per questo che, quando siamo raffreddati, sentiamo meno anche i sapori.

L’olfatto appartiene quindi al nostro “io” più antico, alla parte animale, istintuale ed emotiva del nostro essere. Una lunga serie di espressioni presenti nel nostro linguaggio ne sottolinea l’importanza. Possiamo infatti “fiutare” o “rifiutare” le persone e le cose, “annusare qualcosa che non va”, o “sentire puzza di bruciato”, “aver buon fiuto”, “buon naso per gli affari”, o “annusare una truffa”. E secondo alcuni studi psicologici anche le nostre scelte nei confronti delle altre persone sono influenzate dall’odore.

Il mondo dei sentimenti e delle emozioni e il senso dell’olfatto sono determinati e sviluppati nella stessa regione del nostro cervello, regione che si è formata molto precocemente nella razza umana ed è pertanto logico e ormai acquisito il fatto che gli odori e le fragranze abbiano influenza diretta sullo stato d’animo e sulla psicologia degli esseri umani.
Tutti noi sappiamo quanto possono essere evocativi i profumi: il ricordo di un avvenimento, di un’atmosfera, di un luogo o di una persona resta spesso legato a un particolare odore. L’olfatto è quindi il senso della memoria. nasofumanteSeguendo una scia odorosa si può viaggiare nel tempo, rievocando emozioni, sensazioni ed esperienze vissute in momenti e in luoghi lontani.

Basta un soffio di profumo nell’aria per riportarci indietro al tempo della nostra infanzia o in luoghi lontani, che abbiamo conosciuto.

A confronto con la straordinaria sensibilità e motilità della lingua, il senso del gusto sembra quasi poco sviluppato. In effetti esso non fa altro che distinguere tra dolce (sull’apice), acido, salato e amaro (sui margini o sulla radice della lingua).

Analizziamo ora ciò che stimola i nostri sensi quando fumiamo un sigaro. Il fumo di tabacco è una miscela eterogenea di sostanze gassose e corpuscolate originate dal processo di combustione delle foglie. Quando un sigaro viene aspirato, il flusso di gas e vapori ad alta temperatura, prodotti dalla combustione del tabacco, attraversando la massa di foglie interne, produce nella zona immediatamente a valle del braciere, un insieme di reazioni di decomposizione delle molecole complesse che formano il materiale vegetale e di sintesi di nuove molecole che collettivamente costituiscono il fumo.

Da cosa sono determinati l’odore e il sapore di un puro? Sono infiniti gli elementi che entrano in gioco. Dalla miscela di tabacchi, dal calibro del sigaro, dalla lunghezza. Anche la forza con cui avviene l’aspirazione, variando la temperatura di combustione, modifica la composizione del fumo, per cui lo stesso sigaro può dare origine a sostanze diverse a seconda del modo in cui viene fumato.

Aggiungiamo inoltre che oltre alle variazioni che esistono nella composizione delle foglie di tabacco prodotte nella stessa località in periodi differenti, esiste una variabilità nella composizione di sigari prodotti dallo stesso torcedor nella stessa giornata, per un’imprecisione intrinseca della manifattura manuale. Anche sigari della stessa scatola, per sottili differenze nella composizione del tabacco, per differenti tempi di maturazione (fermentazione), per differenti condizioni di conservazione (temperatura/umidità etc.), per i differenti stati emotivi in cui vengono fumati. In questo mix complesso di fragranze potremmo aggiungere gli odori ambientali e i cibi o le bevande che stiamo associando al nostro puro.

In sintesi, ogni sigaro fumato nella nostra vita sarà un’esperienza unica. Ricordiamoci dunque di provare e riprovare i sigari avana anche quando la prima volta non ci sono piaciuti particolarmente, senza pregiudizi, con la mente libera.

Gli uomini non sono saggi in proporzione tanto all’esperienza quanto alla loro capacità di fare esperienza. George Bernard Shaw

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Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi un avana…

 

Quando infatti, invitato da parenti, bevvi senza pensarci dopo pranzo una tazza di caffè nero e fumai un sigaro avana, fui colto all’improvviso da vertigini e da batticuore. Il mio corpo ed i miei nervi, dopo tanti mesi di surrogati, non erano più resistenti al caffè ed al tabacco genuino; anche il fisico doveva, dopo essere andato contro natura per la guerra, riadattarsi alla naturalezza della pace. Da «Il mondo di ieri. Ricordi di un Europeo», Milano 1979, pp. 205 ss.

 

Cosa gli è successo. Gli è successo quello che succede un po’ a tutti noi quando fumiamo sigari e siamo ancora dei neofiti. Oppure, quando, amatori, ma non esperti, fumiamo avidamente nel tentativo di bruciare fino all’ultimo millimetro il nostro puros in un momento in cui abbiamo poco tempo per terminare il rito del “fumo lento”. Ed è quello che è successo al nostro amico Cicco dopo un magnifico pranzo a Sorrento al Ristorante “zì Antonio” in una soleggiata giornata di inizio primavera, quando l’incontro tra una bottiglia di ottimo limoncello e un “Siglo I” di Cohiba gli è risultata fatale. ciccoLa nicotina è un composto organico, un alcaloide naturalmente presente nella pianta del tabacco. Sebbene si trovi in tutte le parti della pianta, è particolarmente concentrata nelle foglie, di cui costituisce circa lo 0.3 – 5% del peso secco. In piccole dosi, la nicotina ha un effetto stimolante; aumenta l’attività, l’attenzione e la memoria. Aumenta inoltre il battito cardiaco, la pressione sanguigna e riduce l’appetito. In dosi elevate provoca nausea e vomito. Oltre a ciò, la nicotina aumenta il livello di dopamina nei circuiti cerebrali del piacere. Studi hanno dimostrato che il fumo di tabacco inibisce la monoammina ossidasi (MAO), responsabile della degradazione nel cervello dei neurotrasmettitori monoamminergici, tra cui la dopamina e questo genera una sensazione di piacere.

Un altro elemento importante, che può modificare gli effetti del nostro puros sull’organismo sono le microfermentazioni. Durante i periodi caldi od in presenza di temperature superiori ai 23°C all’interno dei box/cabinet si scateneranno delle microfermentazioni dovute al calore ed al tasso di umidità dei sigari. Quanto più alti saranno i tassi di umidità e calore, tanto più violente saranno le microfermentazioni che rilasceranno ammoniaca. L’ammoniaca è altamente volatile ed in presenza di buona ventilazione abbandonerà i sigari in un periodo che varia tra gli 8 mesi ed i 3 anni. L’ammoniaca copre gli aromi ed i sapori del tabacco e se presente in eccesso può dare malessere. Come ci si deve regolare. Una polverina bianca è il risultato della microfermentazione subita dal sigaro. Se passando delicatamente le dita notate che va via immediatamente ed è quindi secca, la microfermentazione è ultimata. Se in caso contrario la troverete umida e in qualche modo aderente alla capa, significa che la microfermentazione è ancora in atto. Non fumate il sigaro durante questo periodo aspettate almeno 10 giorni e riprovate. Il sigaro si sta “legando”armonizzandosi e sta maturando. Meraviglioso.

In sintesi: fumiamo lentamente, mai avidamente, in questo modo i livelli di nicotina nel sangue non saranno mai tanto elevati da dare un capogiro. Nove mesi di affinamento per i sigari con poco ligero, denominati soavi ed un minimo di dodici mesi per i sigari forti e corposi. I tempi che ho indicato sono tempi minimi. In questo modo eviteremo la presenza di ammoniaca tra le foglie del nostro avana.

E non ultimo, i neofiti dovrebbero iniziare fumando sigari leggeri e in formati medi o piccoli in modo da permettere all’organismo un adattamento.

Se non vengono rispettate queste semplici regole, l’incontro fatale con un puros potrebbe interrompere una carriera di fumatore prima ancora che sia iniziata, come è successo al nostro amico qualche tempo fa.

Questo articolo lo voglio dedicare a Valeria e a Giada le figlie, ormai accertate ecograficamente, dei miei due amici di fumata, con la certezza che, belle come il sole dell’Avana, faranno girare la testa a tutti gli uomini che le vedranno passare, come il più suntuoso dei sigari della Vuelta Abajo in barba a quei gelosoni dei papà. Auguri ragazzi! 

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