Archivi del mese: giugno 2009

ROMA- IL CIGAR CLUB 06 E’ NATO

Abbiamo voluto pubblicare l’interessante iniziativa di questi amici nella speranza di contribuire alla diffusione della cultura del vero sigaro cubano.

“Con la presente per darVi il benvenuto nel Cigar Club 06 http://www.cigarclub06.it dove ci proponiamo di diffondere e promuovere la cultura del sigaro cubano in Italia, attraverso piacevoli Eventi, nei quali approfondire ed assaporare il fantastico mondo dei puros, nella splendida cornice della Città Eterna. logo_cigarclub06Il giorno 30 giugno c.a. ore 20.30 presso la terrazza del Grand Hotel Savoy, in Via Veneto, (http://www.savoy.it/ ) struttureremo un Evento dove parteciperanno personalità del mondo politico,finanziario, imprenditoriale e dei media tutte accumunate dalla passione per il mondo habano. Nel corso della serata verrà fumato un must della gamma Montecristo, l’ Edmundo. La degustazione verrà accompagnata dal ron l’“Edmundo Dantes”edition limitada arrivato in sole 3000 bottiglie in Italia direttamente dalle leggendarie Bodegas di Santiago de Cuba

Menu della Serata
Ventaglio di Pizzette,Fritti misti di verdure,  Rustici, Dry-snack, Selezione di formaggi, Forma di Parmigiano con dadini dello stesso
Taglieri di prosciutto e mozzarelline, Bruschette Savoy , Mezze Maniche all`Amatriciana rivisitata dallo Chef del Savoy. Il tutto bagnato da Prosecco Cocktail analcolici

Il Direttivo del club è così composto: Alessandro Fidenzi Presidente, Gianluca Sansone Vice-Presidente e Tesoriere, Simone Bori Consigliere e Segretario, Placido Colantuono Consigliere, Fidenzi Fabrizio Consigliere. Costo della serata compresa l’estrazione di un premio messo in palio da Cartujano Uomini 50€ Donne 40€.”

Prenotazione obbligatoria entro il 26/06/2009
Info e prenotazioni:
Sede Club 06 Viale Giulio Cesare 181
Tel. 06 39737134
info@cigarclub06.it

Bonifico Bancario IT14d0558403225000000002048 intestato a Cigar Club 06
Effettuato il bonifico inviare mail per comunicare l`avvenuto pagamento

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Un Avana tra due continenti

Sono di ritorno da un viaggio ad Istanbul, una delle più belle città che io abbia visitato e di cui porterò con me uno splendido ricordo, anche per le fumate nel relax più completo.

The Gold Horn

The Gold Horn

Il 15 Giugno sono partito, con mia moglie che è in dolce attesa, per una visita di 5 giorni ad Istanbul. Giunti in aeroporto, anche se non ero di ottimo umore in quanto il bagaglio era rimasto a Roma (Attenzione! tutto a causa del tagliasigari a ghigliottina in metallo), ho avuto un’ottima prima impressione di questo paese che è la Turchia. Infatti ad aspettarmi nel duty free, c’erano ben due “Cave” ovvero due “walk in humidors”, tuttavia per sicurezza mi ero premunito con una bella scorta di Habanos, perfettamente umidificati e mantenuti nel mio humidor da viaggio, nel bagaglio a mano. Già dopo cena avevo potuto apprezzare come i Turchi, popolo avvezzo al vizio del fumo (non a caso si dice “fumi come un turco”), fossero estremamente tolleranti alle nuvole che si innalzavano dal mio Trinidad “Coloniales”, mentre passeggiavo per le vie della città. Tuttavia il massimo piacere è stato gustare un Cohiba “Secretos” in barca, lungo lo stretto del Bosforo,  sospeso tra Europa e Asia , in quello tratto di mare tra il corno d’oro, il mar di Marmara. 16062009039

Sarà stata l’atmosfera unica di questo luogo, lo stato di relax più totale e di appagamento visivo di tali bellezze culturali e paesaggistiche, ma sta di fatto che quel Secretos,  il piccolo-grande Maduro n°5, resterà sempre parte di quegli splendidi momenti.

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Due artisti “fumosi”

Se esiste una forma d’espressione ancora immune dai condizionamenti questa è l’arte. E così, la musica, le parole, i colori, la materia, possono in qualche modo “trasfigurare” anche i soggetti o i temi più “scottanti”. E’ il caso del fumo, universalmente riconosciuto dannoso e ormai universalmente perseguitato dalla maggior parte delle persone. Navigando sul web mi sono imbattuto nelle opere di due artisti contemporanei che vorrei presentare in modo estraneo dai condizionamenti di quello che si ritiene “politicamente corretto”. pop art, black woman smoking cigarQuello che percepiamo osservando le opere di Sandra Knuyt è attrazione. Attrazione per i volti femminili, che dipinge con colori acrilici, tra le cui labbra poggia seducente un sigaro. Nata nel 1966 in Belgio, il suo talento artistico è stato riconosciuto da tutti fin dalla gioventù, con numerosi premi a concorsi artistici. La sua infanzia è stata fortemente influenzata dalla nonna, una cantante professionista, che ha permesso a  Sandra di sviluppare un carattere forte e creativo. La sua mente ha grandi capacità di immaginazione e di visualizzazione, la sua arte è spontanea, schietta, emotiva e guidata da valori universali e principi naturali. E’ il sottile piacere del fumo lento che accomuna le sue donne, bionde, more, bianche e di colore: per alcune vera passione, per altre semplice vezzo, per altre ancora esibizione o provocazione estetica. Artista quotata, Sandra Knuyt vanta i propri quadri esposti in gallerie d’arte importanti, da Miami a Los Angeles, da Lugano a Sidney, da Singapore a Kuala Lumpur, oltre a numerose personali e collettive che, in Europa, l’hanno vista protagonista in Italia (a Milano) e in Germania. Il sigaro è fonte di ispirazione anche per un altro artista, il francese Gérard Le Roux, che ha il proprio atelier nella deliziosa Place de la Mairie di Saint Tropez. Qui, tra quello che lui definisce il suo “frutteto” fatto di monumentali ciliegie, mele, pere, olive “germogliate” dal marmo di Carrara, si scoprono altrettanto giganti sculture raffiguranti sigari. E’ in seguito ad un prolungato soggiorno a Cuba, nel 2003, che Le Roux, lui stesso gran conoscitore di sigari, si dedica a questo nuovo progetto figurativo in cui la forma cilindrica e allungata, modellata sugli Avana, si assembla in combinazioni sofisticate rigorosamente in bronzo, le cui tonalità richiamano quelle della foglia del tabacco. (tuttotabacco settembre 2007)

La pittura è più forte di me; mi costringe a dipingere come vuole lei. (Pablo Picasso)

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Sigaromanzia

In un annuario de Il Tabacco, nel 1921, si cercò di stabilire le caratteristiche psicologiche di chi fuma il sigaro: arrivò la “Sigaromanzia”. La complessa psicologia dell’aficionados condiziona la gestualità che accompagna una buona fumata…sembra che dalla postura della mano che impugna il sigaro possano ricavarsi aspetti utili alla comprensione di chi osserviamo…
Dando dunque un’occhiata al modo in cui fumiamo il sigaro, chi ci osserva dovrebbe essere in grado di capire quale personalità gli stiamo rivelando.

1. Chiaccherone, democratico, generoso, affabile                          sigaromanzia
2. Ragionevole, pensieroso
3. Parlatore, elegante e buono, psicologo
4. Spirito calmo e deciso
5. Incredulo
6. Nervoso collerico, ma uomo di parola
7. Gaio, gioviale, testardo
8. Scettico, pratico, vendicativo
9. Elegante e dabbene
10. Solitario, interessato
11. Brutale ed egoista
12. Economo

che

A questo punto lanciamo un sondaggio

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Sigari e sigarette in cima alla top ten dei rifiuti del Mediterraneo

Mozziconi di sigaretta, avanzi di sigari: sono loro in cima alla top ten dei rifiuti che soffocano il Mar Mediterraneo. Nella gigantesca pattumiera marina, i ‘regali’ dei fumatori ammontano al 37% dell’immondizia raccolta, che supera il 40% se si conta anche il 3,8% delle confezioni di tabacco. Seguono poi bottiglie di plastica (9,8%), buste di plastica (8,5%), lattine di alluminio (7,6%), coperchi (7,3%), bottiglie di vetro (5,8%), il set completo del picnic usa e getta (bicchieri, piatti e posate) con il 3,8%, imballaggi e contenitori di cibo (2,5%), cannucce (2,1%) e linguette di apertura di lattine o altro (1,9%).

Il rapporto – A fotografare la speciale classifica dell’immondizia custodita nel Mediterraneo è l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), dal titolo “Rifiuti marini: una sfida globale”, sulla base di raccolte effettuati da volontari tra il 2002 e il 2006. (http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/09/06/12/top_ten_rifiuti _mediterraneo234.html)

Ci dispiace notare che i residui delle nostre fumate, vengano trattati nella cronaca alla stregua dei mozziconi di sigarette.Il filtro delle sigarette che ha il compito di trattenere una parte di fumo, e particelle fini prodotte dalla combustione del tabacco e della carta, è fatto di cellulosa, ottenuta dagli alberi. Una volta estratta, questa viene trattata chimicamente in maniera tale da ottenerne delle fibre molto sottili, successivamente compattate e forgiate a mo’ di cilindro da inserire alla base delle sigarette.

Il tempo di biodegradazione di un filtro di sigaretta varia da 1anno a 5 anni, a seconda delle condizioni ambientali in cui viene gettato.mozziconi

Il tempo di biodegradazione di un mozzicone di sigaro è molto più rapido e sicuramente paragonabile a quello di una sigaretta senza filtro, quindi circa tre mesi. http://www.biologiamarina.eu/Rifiuti_degradazione.html

In più, un fumatore di sigari fuma mediamente un sigaro al giorno, un fumatore di sigarette ne fuma tra le 15 e le 20. Chi inquina di più? E quanti sono i fumatori di sigari rispetto a quelli di sigarette?

Cari giornalisti cambiamo almeno il titolo in:”Sigarette e sigari…”

ReciccaMa “chi ride a un’impertinenza, se ne fa complice” e allora cerchiamo almeno noi fumatori di sigari di farci promotori di una campagna per l’ambiente pulito. Consideriamo il mozzicone dei nostri puros una reliquia da trattare con il dovuto rispetto affidandola a contenitori adeguati alla sua nobile origine…come il Recicca (http://www.pietrolandi.it/) o Ash Away disponibile in arancio, bianco, rosso, verde e blu. Un simpatico portacenere portatile concepito per fumare en plein air. 18072008124846Acquistabile online al link http://www.stilpromo.com/gadget.php?codice=IT3567&id_stcat_1=44
al prezzo di Euro 1.

Certo… non fumare sarebbe meglio, e aggiungo per prime le sigarette, ma, se proprio non resistite alla tentazioni, fatelo nel rispetto del prossimo.

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Cohiba Piramide


Il Natale era passato. La baraonda dei clienti non aveva procurato vittime. Solo feriti. Organizzammo un programma di ferie e finalmente arrivò il mio turno.

Niente di straordinario. Quattro giorni di vacanza. Ma per chi lavora in negozio sono paragonabili a due settimane alle Seychelles.

Decisi quindi di passare tre giorni a Parigi, romantica capitale europea. Mancavo dalla Ville Lumiere da dodici anni. I miei ricordi erano confusi.

Unica cosa certa  è che all’epoca, avevo ancora i capelli…lunghi per giunta.

Ora sono pelato. Non certo per moda. Di necessità virtù, se non vado errato.

Comunque avevo chiamato l’agenzia viaggi e avevo chiesto volo e pernottamento. Mi raccomando, un albergo vicino agli Champs Elysées.

Già mi sentivo parigino.

Preparai il borsone in venti minuti. Ne spesi dieci davanti all’humidor indeciso sui sigari da portare in  viaggio.

Era da poco uscita la Piramide di Cohiba, edizione limitata per il 2006 e ancora non avevo avuto modo di assaporarla.  Quale migliore occasione.

Presi tre piramidi e le misi nell’humi-pouch, la busta dei miracoli. Questa busta  permette di tenere i sigari in perfetto stato di umidità per la durata di tre mesi dalla prima apertura.

Ora avevo tutto. Il viaggio poteva cominciare.

Uscii di casa e dopo appena trentacinque minuti ero all’aeroporto Leonardo da Vinci.

Check in veloce cosi come il passaggio al metal detector. Questa volta non suonò.

Finalmente seduto a bordo del volo Air France, chiusi gli occhi e liberai un sospiro. Adesso ero in vacanza.

Le hostess passarono per i corridoi e chiusero le cappelliere con gesti decisi e automatici.

Guardai fuori dal finestrino. Le luci giallognole dell’aeroporto sembravano decorazioni natalizie.

L’aereo cominciò a muoversi lentamente come un pachiderma appena svegliato.

Arrivato sulla pista si fermò un istante, quasi volesse trovare le forze per il decollo che avvenne dolcemente.

Un senso di abbandono pervase il mio corpo.

In un paio d’ore arrivai all’aeroporto Charles De Gaulle, Parigi.

Una pioggerellina leggera mi dava il benvenuto. Presi il treno, la metro e fui in albergo.

Salito in camera svuotai il borsone dalle poche cose che avevo portato e mi tuffai sotto la doccia.

Dopo una quarantina di minuti ero nella hall dell’albergo, armato di tutto punto. Le dita della mano destra stringevano la Piramide di Cohiba, sigaro dalla capa madura e dall’odore speziato. Quelle della mano sinistra giocavano nervosamente col tagliasigari.

Inumidii la punta della Piramide passandola tra le labbra. La misi tra le lame del tagliasigaro e la recisi con fermezza.cohiba piramide

Uscii dall’albergo e accesi il sigaro. Due belle boccate  piccanti presero possesso della laringe. Mi venne una voglia sfrenata di penne all’arrabbiata.

Un Cohiba cosi’ non lo avevo ancora fumato. Ma che buono.

Col sorriso ebete stampato in faccia solito di quando qualcosa mi soddisfa, mi incamminai lungo gli Champs Elysées. Camminavo, fumavo e mi guardavo intorno. Quattro ore prima ero a Roma. Adesso ero qui.

L’aereo, che invenzione. Che comodità.

Adoro viaggiare. Mi emoziona sempre. Mi sento sempre più ricco di conoscenze. Figuriamoci se fossi stato un’astronauta.

Camminando lungo il maestoso viale, mi immaginavo di essere uno di loro. Una persona che vive a Parigi. Le persone che incrociavo emettevano suoni dolci. Venivo cullato dal loro parlare.

Di tanto in tanto mi fermavo a guardare le vetrine dei negozi e con l’occasione un paio di boccate alla Piramide cadevano a fagiolo.

Quel sigaro di certo andava fumato seduto in poltrona davanti al fuoco, magari dopo un ricco pasto, accompagnato da un ottimo cognac.

Ma la voglia di passeggiare per il viale era infinita. Cosi lentamente lo percorsi tutto. Non so di preciso quanto tempo impiegai. So solo che del mio amato sigaro ne era rimasto un quarto e mi trovavo a Place de la Concorde.

Dall’altra parte della piazza Le Jardin des Tuileries mi aspettavano. Quindi li costeggiai percorrendo Rue de Rivoli.

La Piramide di Cohiba bruciava lentamente. Di li a poco si sarebbe congedata.Parigi-Piramide-Louvre

Pensai alla fumata e rimasi sorpreso. Il sigaro era forte e pepato. Di certo non adatto ad una passeggiata cosi lunga. Probabilmente l’entusiasmo di trovarmi a Parigi dopo tanto tempo mi aveva dato una carica non indifferente.

Il prossimo lo avrei fumato sicuramente stando seduto, forse al bar della terrazza della Tour Eiffel oppure ad un cafè vicino Notre Dame.

Mentre facevo queste riflessioni di alto spessore, mi ritrovai davanti alla Piramide del museo del Louvre. Quale posto migliore per finire il mio Cohiba.

Era ora di tornare in albergo. Il percorso inverso lo feci in taxi. Dovevo sbrigarmi. Elena era appena arrivata. Mi aspettava nella hall. Era tornata da me.

Massimo Busciolano
Fincato-La Casa del Habano

Via Colonna Antonina 34

00186 Roma

tel.:066785508

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Zino

Oggi parleremo brevemente del “piccolo russo”, come egli stesso amava definirsi. Un uomo che ha senz’altro lasciato un’impronta indelebile nel XX secolo nel mondo del sigaro in particolare e di tutto ciò che ne rende piacevole il consumo: Zino Davidoff.img04

Zino Davidoff nacque in Ucraina, a Kiev, nel 1906. Suo padre lavorava in una conceria di tabacchi turchi e quindi il piccolo Zino cominciò a respirare l’aroma del tabacco sin dalla più tenera età. Nel 1911 la famiglia dovette trasferirsi a Ginevra dove visse per tutta la vita. In questa città il padre aprì una rivendita di sigari confezionati con tabacchi d’oriente e fra i suoi clienti se ne annoverava uno che come, Zino amava ricordare, forse arricchendo un po’ l’aneddoto, non pagava quasi mai. Il suo nome era Vladimir Oulianov, più tardi meglio conosciuto con il nome di Lenin.

Zino Davidoff seppe meritarsi la completa fiducia dei produttori cubani, preoccupati per la sorte dei milioni di sigari che si erano accumulati negli empori di tutta Europa durante la seconda guerra mondiale, i quali gli proposero di smaltire l’enorme scorta.Zino+Davidoff+quote+final[1]

Il negozio di Davidoff al n. 2 di rue de La Rive a Ginevra divenne il centro dell’universo sigaro per tutta il continente e Zino ebbe la consacrazione di Re indiscusso di tale universo. Questa stima gli fu riconfermata nel 1964 dagli emissari di Fidel Castro che gli affidarono le chiavi della rinascita degli Avana distrutti in qualche modo dalla furia anticapitalista del primo castrismo.

Numerosi sono stati i contributi che Davidoff ha apportato alla crescita qualitativa del sigaro avana, avendone curato personalmente tutta la linea produttiva, dalla semina, alla scelta dei tabacchi, alla loro lavorazione, stagionatura e confezionamento. Ma l’idea forse più brillante, quella che consacrò in maniera indelebile la rinascita dell’Avana e la sua affermazione anche culturale nell’elite europea, fu quella di associarne alcuni modelli ai più rinomati vini francesi, nell’intento di divulgarne il consumo con la competenza di un raffinato degustatore. Celebri sono rimasti i suoi Chateau Margaux, Chateau Lafite, Chateau Haut-Brion, Mouton Rotschild, Chateau Latour, Dom Perignon, ecc. Ancora oggi in qualche ristorante d’elite si usa offrire a fine pasto un sigaro che si abbini perfettamente al gusto dei cibi e dei vini che si sono consumati. Ciò perché in effetti un sigaro di altissima qualità dovrebbe essere sempre il complemento finale di una raffinata libagione.

Purtroppo dal 1990, a causa di insanabili contrasti con la Cubatabaco (la società statale che a Cuba gestisce il monopolio della produzione e commercializzazione dei sigari avana), la manifattura dei sigari Davidoff è stata spostata interamente nella Repubblica Dominicana, con grande amarezza degli affezionati consumatori dei sigari cubani di marca Davidoff.

Un ottimista ed un pessimista hanno entrambi le stesse probabilità di avere ragione, ma il primo si gode la vita……..(anonimo)

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